Newsletter

Resta aggiornato su tutte le ultime news, gli eventi e le attività di Caserta Kest'è

Ultimi articoli

RIFIUTI, APPALTI E AMICIZIE PERICOLOSE: ECCO IL RETROSCENA CHE I PENNIVENDOLI NON SCRIVONO

Avatar Redazione
Home > Cronaca > RIFIUTI, APPALTI E AMICIZIE PERICOLOSE: ECCO IL RETROSCENA CHE I PENNIVENDOLI NON SCRIVONO

CASERTA RIDOTTA A GOMORRA . MA CHE FA’, SONO BRAVE PERSONE, VOTIAMOLE!

Altro che “gara pubblica”, altro che “trasparenza”: in aula è andato in scena il solito copione da provincia marcia, dove gli appalti si cucivano su misura come abiti sartoriali per amici e compari. E a recitare la parte dei protagonisti ci sono nomi pesanti: Carlo Marino, ex sindaco di Caserta, Carlo Savoia, il re degli appalti rifiuti, e il “faccendiere” Pasquale Vitale, l’uomo-ponte tra politica e affari.

A raccontare tutto, sotto giuramento, non è un oppositore politico né l’aspirante sindaco Guerriero né un giornalista “in cerca di visibilità”, ma un maresciallo dei Carabinieri del comando tutela ambientale di Roma, sentito nel processo che si sta celebrando davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. E le sue parole pesano come macigni:

“Savoia, Marino e Vitale si incontravano per redigere bandi di gara ad hoc.”

Tradotto: i bandi li scrivevano in casa Savoia, li impacchettavano nei loro uffici, e poi li facevano “pubblicare” dai Comuni amici, che si limitavano a fare copia e incolla. Risultato? Gli appalti finivano sempre, guarda caso, alle società dello stesso Savoia.

Durante le perquisizioni, i militari hanno trovato 44 bozze di bandi di gara pronte per altrettanti Comuni campani. Un archivio da brividi: la mappa del “Sistema Savoia”, un intreccio di amministratori compiacenti e ditte “amiche” che si spartivano milioni pubblici con la benedizione di qualche scrivania istituzionale.

E per chi pensa che si tratti di chiacchiere, il maresciallo ha raccontato di intercettazioni, video, sequestri: i rifiuti bruciati e riciclati con codici falsi, le riunioni riservate tra imprenditori e politici, le manovre per aggirare la legge.
E poi quella rete relazionale “più ampia”, dove spunta anche il nome di Nicola Cosentino, l’ex ras di Forza Italia già ben noto alle cronache giudiziarie.

In aula c’è chi abbassa lo sguardo e chi finge di non capire. Ma la fotografia è nitida: Caserta e dintorni sono un laboratorio del marcio, dove il confine tra pubblico e privato, tra politica e impresa, è sparito da tempo.

E i “pennivendoli prezzolati”? Zitti. Nessuno che osi scrivere cosa davvero emerge dai verbali. Tutti a minimizzare, a parlare di “presunte” turbative, come se 44 bandi clonati fossero un caso di omonimia amministrativa.

A novembre il processo riprende. Ma intanto una cosa è chiara: qui non c’è bisogno di fiction per raccontare la corruzione, basta leggere le carte. Perché tra bandi cuciti su misura e amicizie bipartisan, Caserta sembra ormai una succursale dell’inferno, con la spazzatura che non è solo nei cassonetti  ma in certe stanze del potere.

 
   
Avatar Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caserta Kest’è

Caserta Kest’è

Giornale online con tematiche di politica, attualità e sport di Caserta e provincia

Cerca
Categorie