“COMITATO? ROBA DA POCHI INTIMI”. GIÀ, PECCATO CHE QUESTI “POCHI” HANNO MESSO IN FILA DIECIMILA FIRME… LA CITTÀ È UNA PIASTRA DI CEMENTO INCANDESCENTE, MA QUALCUNO ANCORA PENSA A COSTRUIRE NUOVO VOLUME
Ecco il servizio del TG3 Campania andato in onda alla vigilia delle regionali. Collegamento in diretta, giornalista sul posto… e zac!: nel riassuntone delle questioni locali, il Comitato Macrico Verde diventa improvvisamente una microscopica frangia della popolazione casertana. Un dettaglio? Macché: una mistificazione da manuale per chi sa che quel “gruppuscolo” in realtà, negli anni, ha raccolto fino a DIECIMILA FIRME. Altro che quattro gatti.
Ma lasciamo perdere il maquillage televisivo e veniamo al vero punto: Caserta vuole davvero continuare a farsi del male?
Domani si parlerà di nuovo dell’ex Macrico. Bene. Però restano due domandine che qualcuno continua a far finta di non vedere.
Domanda n.1:
Una città già sfigurata urbanisticamente, con palazzi spuntati ovunque come funghi radioattivi, volumetrie regalate, giardini patronali cancellati e addirittura costruzioni infilate negli interstizi, ha bisogno di altro cemento?
Magari travestito da “edilizia sociale”, “spazi utili”, “funzioni pubbliche” e tutte quelle formule da ufficio stampa del nulla?
Domanda n.2:
In estate, Caserta diventa una lastra incandescente, una placca termica che cuoce abitanti e turisti come in una padella di ghisa. Pareti e marciapiedi roventi, isole di calore a livelli da bollino rosso.
Ma non sarebbe venuta l’ora — finalmente — di aumentare il verde invece di continuare a sottrarlo?
Spoiler:
Il verde non c’è. Zero. O quasi.
Gli ultimi dati degli ambientalisti parlano chiaro. E se si guardano quelli ISTAT (quando il Comune si degna di rispondere, cosa che accade sempre meno…), i valori di Caserta sono quasi sempre peggiori della media nazionale. Legambiente Campania, con il rapporto 2024 #Semprepiùverde, conferma un quadro che definire desolante è un eufemismo.
La tabella aggiornata sul verde urbano dice una cosa semplice:
Caserta non ha aree verdi significative. Fine.
A parte il parco della Reggia, che viene spacciato come se fosse realmente “verde cittadino” quando in realtà è un bene monumentale sotto tutela, non c’è nient’altro.
E adesso arriva il bello.
C’è chi, nonostante tutto questo, continua a negare il problema. A dire che “va tutto bene”. A sostenere che l’ex Macrico possa tranquillamente essere cementificato “perché serve”.
Serve a chi?
Se uno davanti a questa realtà non vuole vedere, una sola diagnosi è possibile:
mala fede certificata.
Ecco una dichiarazione breve, dell’aspirante Sindaco Guerriero:«A Caserta non serve un altro grammo di cemento: serve coraggio. Chi continua a minimizzare il tema del Macrico o inventa comitati “microscopici” sta solo difendendo interessi che nulla hanno a che fare con il bene della città. Io dico una cosa semplice: il verde si crea, non si racconta. E da Sindaco impedirò l’ennesimo scempio. Caserta deve rinascere, non surriscaldarsi sotto il peso delle bugie e delle colate di calcestruzzo.»













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