Doveva essere il weekend che ribaltava il Paese. E invece Campania, Puglia e Veneto hanno prodotto l’unico risultato possibile quando metà degli elettori resta a casa: vince chi controlla il territorio, perde chi non controlla neanche la chat di gruppo.
FdI e FI si gonfiano come tacchini a Natale, mentre Lega e 5 Stelle continuano la loro splendida dieta elettorale: ogni tornata un chilo di voti in meno.
MAPPA POLITICA DELLA NAZIONE: FOSSILIZZATA COME UN’AMMONITE
Veneto, Marche e Calabria restano nel freezer del centrodestra.
Toscana, Campania e Puglia restano nel forno del centrosinistra.
Zero sorprese, zero battaglie, zero scosse. Il 2025 si chiude con un mortificante 3 a 3, più la solita Valle d’Aosta dove l’Union Valdôtaine si fa baciare da Forza Italia pur di non rivedere il Pd.
I PRESIDENTI? SEMBRANO SCELTI DAI BOOKMAKER
Stefani in Veneto vola al 64%: una vittoria così annunciata che manco il televoto di Sanremo.
Decaro in Puglia? 64% pure lui.
Fico in Campania? 60,6%.
Una noia mortale mascherata da trionfo democratico.
CHI SALE: PD, FDI E FI – I TRE CHE BALLANO SUL CADAVERE DELL’AFFLUENZA
Il Pd scopre di essere ancora vivo e mette punti ovunque.
Fratelli d’Italia raddoppia in Campania e cresce come l’erba cattiva al nord e al sud.
FI, incredibile ma vero, segna i suoi migliori numeri da anni. Pare che qualcuno abbia trovato il defibrillatore di partito.
CHI AFFONDA: LEGA E 5 STELLE
La Lega in Veneto perde metà dei voti: mai visto un calo così senza che qualcuno sia stato beccato con le mani nella marmellata.
In Puglia e Campania il carroccio raschia il fondo della botte.
Il M5S, poi, continua il suo viaggio spirituale verso l’irrilevanza:
da partito di governo a partito da “prenotazione obbligatoria per entrare in consiglio”.
L’UNICO COLPO DI SCENA? UN CIVICO CHE BATTE TUTTI I PARTITI
Nel deserto dell’entusiasmo popolare, il veneto Szumski, civico solitario, entra con il 5,13% e due seggi.
Ha fatto più lui da solo che coalizioni intere pagate a peso d’oro.














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