Crescono dubbi anche nella maggioranza. Parla l’aspirante candidato Sindaco Guerriero: “Norma scritta da chi non vive nel mondo reale”
La discussa legge sul “consenso libero e attuale” nei rapporti sessuali – un provvedimento nato con l’obiettivo dichiarato di tutelare maggiormente le vittime, ma finito al centro di controversie e interpretazioni paradossali – sta iniziando a scricchiolare. E questa volta non soltanto sotto le critiche di giuristi, associazioni e magistrati.
Secondo indiscrezioni parlamentari, anche una parte della stessa maggioranza che l’ha votata starebbe rivalutando l’impianto normativo, consapevole dei rischi applicativi e della crescente impopolarità del testo.
Una norma che crea più problemi di quanti ne voglia risolvere
Il punto più contestato è la definizione di “consenso attuale” come condizione necessaria e permanente per la liceità dell’atto sessuale. Una formulazione che esperti di diritto penale ritengono vaga, mal costruita e potenzialmente ingestibile nelle aule dei tribunali, dove il confine tra presunzione e interpretazione rischia di diventare un campo minato.
Le prime applicazioni giurisprudenziali hanno già generato incertezze: casi archiviati e riaperti, fascicoli che oscillano tra accusa e difesa, situazioni intime trasformate in complessi rebus giuridici. Insomma, la tempesta perfetta per mettere in crisi un sistema già congestionato come quello della giustizia penale.
Guerriero: “Il corpo delle persone non è un modulo notarile”
Sulla vicenda interviene anche Guerriero, aspirante sindaco di Caserta, figura tra le più ascoltate negli ambienti civici e sociali del territorio. Le sue parole non lasciano spazio a fraintendimenti:
«Questa legge è stata scritta da chi non vive nel mondo reale. Il corpo delle persone non è un modulo notarile da aggiornare ogni dieci secondi. La tutela delle vittime è sacra, ma trasformare un rapporto tra adulti consenzienti in un incubo burocratico è follia pura. Quando una norma crea confusione invece che protezione, va cambiata. Subito.»
Guerriero insiste poi su un punto politico più ampio:
«Siamo in un Paese dove la giustizia penale impiega anni per arrivare a sentenza. Aggiungere leggi pasticciate che creano ulteriori zone grigie significa soltanto danneggiare le donne e gli uomini che dovrebbero essere tutelati. Serve buon senso, non moralismo travestito da progresso.»
Il dibattito si riapre
Nel frattempo, nei palazzi romani si moltiplicano riunioni riservate e discussioni interne alla maggioranza. Alcuni parlamentari, inizialmente convinti sostenitori del testo, avrebbero iniziato a chiedere modifiche urgenti, nella consapevolezza che la legge — così com’è — rischia di trasformarsi in un boomerang politico e giudiziario.
Se il ripensamento diventerà ufficiale, lo si capirà nelle prossime settimane. Quel che è certo è che il dibattito non è più solo culturale o giuridico: è ormai un tema politico esplosivo.
E Guerriero, con la sua dichiarazione tagliente, sembra aver colto prima di altri la direzione del vento.















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