A Caserta non scorre più l’acqua. Scorre solo il degrado.
Fontane spente, asciutte come un deserto post-apocalittico. Zampilli? Solo quelli di rabbia dei cittadini.
Da mesi – mesi! – si segnalano fontane morte, giardini in coma vegetativo, vasche che sembrano scenografie di un film distopico girato col budget dei corti studenteschi. Il Comune risponde sempre con il suo mantra preferito: “Stiamo provvedendo” – frase che nella nostra città ha ormai lo stesso valore delle previsioni astrologiche del giovedì.
Intanto, mentre nel resto d’Italia e pure all’estero inaugurano fontane scenografiche, giochi d’acqua degni di Las Vegas, spettacoli luminosi che attirano turisti come api sul miele… a Caserta si inaugura l’ennesima fontana secca.
Sotto il Comune? Spenta.
A Piazza della Prefettura? Spenta.
Insomma: qui l’acqua non piace. Forse disturba. Magari qualcuno ha paura che, accendendo una fontana, si accenda pure il cervello dell’amministrazione.
E mentre noi viviamo nel culto della “fontana asciutta”, nelle città vicine le fontane sono tutte accese, scintillanti, vive. Pare che a Napoli ci sia più acqua nelle fontane che nelle nostre tubature mentali istituzionali. Perfino in paesini sperduti dell’Alto Adige i bambini giocano con zampilli che noi casertani possiamo solo vedere su YouTube.
La cosa tragicomica?
L’acqua è il simbolo della ricchezza della nostra terra.
E noi siamo riusciti nell’impresa titanica di trasformarlo nel simbolo del nostro immobilismo.
Siccità naturale? No.
Siccità finanziaria? Forse.
Siccità burocratica? Assolutamente sì.
In attesa che qualcuno al Comune trovi il coraggio di premere il tasto ON, ai cittadini non resta che fare turismo idrico: andare nei paesi vicini per vedere l’acqua che scorre. Come fossero miraggi.
Caserta: la città dove tutto è fermo.
Pure le fontane.













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