Gremita oggi la Cattedrale di Caserta per l’ultimo saluto al vescovo emerito Raffaele Nogaro.
A officiare le esequie è stato l’arcivescovo metropolita di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, che ha presieduto i riti dell’Ultima Commendatio e della Valedictio. Numerosi i concelebranti, tra arcivescovi e vescovi, primo fra tutti monsignor Pietro Lagnese.
Per l’intera giornata Caserta ha osservato il lutto cittadino, con bandiere a mezz’asta in segno di cordoglio.
Nel corso dell’omelia, don Mimmo Battaglia ha ricordato con parole intense la figura di monsignor Nogaro:
«Luoghi diventati lentamente casa, responsabilità, destino. E quando il tempo dell’episcopato attivo si è concluso, padre Raffaele non ha fatto ritorno alle origini. Ha scelto di restare. Restare accanto a questa terra», ha detto.
«Come vescovo emerito, come fratello, come sentinella. Perché il profeta non fa intenzioni e l’amore per una comunità non conosce un congedo», ha chiarito nel corso dell’omelia.
All’uscita del feretro, il canto di “Bella ciao” ha accompagnato l’ultimo saluto, in un momento di forte commozione collettiva.
ll canto all’uscita del feretro può essere letto come:
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un omaggio popolare, non liturgico
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un segno di gratitudine e riconoscenza da parte della comunità
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una scelta coerente con lo stile di vita e il messaggio del vescovo stesso
Dal punto di vista liturgico, va detto con chiarezza:
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Bella ciao non fa parte del rito funebre della Chiesa
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il canto è avvenuto fuori dalla celebrazione, come gesto spontaneo del popolo
In sintesi:
non è un gesto “tradizionale”, ma può essere profondamente significativo quando racconta la vita di una persona che ha incarnato valori di libertà, coscienza critica e amore per la giustizia. In quel contesto, più che uno scandalo, è stato per molti un ultimo saluto coerente.














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