MADDALONI – Si chiudono le indagini su uno degli episodi di violenza più gravi avvenuti negli ultimi mesi in città, quello che lo scorso luglio sconvolse Maddaloni. Una ragazza di 16 anni è stata identificata come responsabile del tentato omicidio di un 17enne, ma nei suoi confronti è stato disposto “solo” un Daspo urbano, firmato dal Questore di Caserta, Andrea Grassi.
Il provvedimento arriva al termine degli accertamenti della Polizia di Stato, che hanno confermato le responsabilità della minorenne nell’aggressione avvenuta nei pressi della villetta comunale “Imposimato”, in un’area isolata e scarsamente illuminata, a ridosso dell’ospedale cittadino. Una lite tra giovanissimi, degenerata in pochi istanti: durante la colluttazione, la ragazza avrebbe estratto un coltello colpendo il coetaneo con due fendenti alla schiena.
Il ragazzo fu trasportato d’urgenza all’ospedale civile di Caserta. Solo il tempestivo intervento dei sanitari evitò conseguenze irreversibili: ferite suturate, nessun organo vitale lesionato, ma un trauma psicologico destinato a lasciare segni.
A fronte di un’accusa così pesante – tentato omicidio – la misura adottata sul piano amministrativo è il Daspo urbano, che vieta la frequentazione di determinate aree sensibili e dei luoghi di aggregazione. Uno strumento pensato per prevenire disordini e violenze, ma che in casi come questo solleva inevitabilmente una domanda: è davvero sufficiente?
La Questura di Caserta inquadra il provvedimento all’interno di una più ampia strategia di prevenzione. Solo nell’ultimo mese, la Divisione Anticrimine ha portato all’emissione di 82 fogli di via obbligatori, 12 ammonimenti e 28 Daspo urbani, colpendo soggetti ritenuti socialmente pericolosi.
Il Questore Grassi, durante la conferenza stampa di fine anno 2025, ha rivendicato l’efficacia degli ammonimenti, sottolineando un tasso di recidiva fermo al 6%, “uno ogni tre giorni”, grazie anche alla collaborazione con strutture sanitarie ed enti del terzo settore.
Resta però il nodo politico e sociale: quando la violenza giovanile arriva al punto di un accoltellamento con esito potenzialmente letale, la risposta dello Stato può limitarsi a un divieto di stazionamento? O il Daspo rischia di apparire più come un segnale simbolico che come una reale tutela della sicurezza e delle vittime?
Un interrogativo che pesa, soprattutto in una città già provata da episodi di criminalità minorile sempre più frequenti.














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