Altro che discontinuità. A Caserta la commissione straordinaria sembra aver preso il testimone direttamente dalle mani di Carlo Marino, senza neppure il passaggio di consegne: stessa musica, stessi orchestrali, stessi spartiti. Risultato? Un altro de profundis per i fondi PNRR, quelli grossi, quelli veri, quelli che servivano – udite udite – a rimettere in piedi scuole vecchie di mezzo secolo e a costruire asili nido in una città che di bambini ne fa, ma di nidi ne vede col binocolo.
Circa 300 milioni di euro pronti a evaporare. Altro che recovery: qui siamo alla dissolvenza. Marino se n’è andato ad aprile lasciando zero cantieri avviati, e la commissione, invece di fare tabula rasa, che fa? Conferma con contratto fiduciario ex art. 110 TUEL Luigi Vitelli, l’uomo simbolo dell’ufficio tecnico marinese, diretta filiazione di Marino e Biondi, proprio quei due che il decreto di scioglimento per infiltrazioni camorristiche ha cerchiato in rosso come target principali. Continuità? No, accanimento terapeutico.
Ma non c’è solo il PNRR “mainstream”. Ci sono anche i PINQuA, Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare: 17 interventi annunciati come il nuovo Rinascimento urbano. Nella realtà? Cantieri fantasma. A via Acquaviva qualcosa si muove: non parcheggi interrati, non mobilità sostenibile, non riqualificazione seria. Solo marciapiedi. Rifatti pure all’incontrario, tanto per gradire. Prima l’arredo urbano, poi – forse – il resto. Logica da urbanistica creativa.
Parcheggi sotterranei? Invisibili. Scuola Leonardo Da Vinci? Ferma. Galoppatoio borbonico davanti alla Reggia? Sempre lì, a marcire. Però una pista ciclabile in una strada stretta, storicamente usata come parcheggio doppio, quella sì: priorità assoluta. Peccato che i parcheggi alternativi non esistano. Ma che ne sa Caserta, direbbe qualcuno.
E mentre Vitelli progetta (o supervisiona) opere al contrario, pare distratto da una bella villa in costruzione a Santa Maria Capua Vetere, la prefetta Scolamiero governa una macchina comunale popolata da uomini e donne “di sistema”, gli stessi che il Quirinale ha bollato con lo stigma dell’infamia. Ma tranquilli: sicuramente le raccontano che Caserta è il problema.
Il tempo stringe: i PINQuA devono essere completati entro 31 marzo 2026, cioè domani mattina. Domanda semplice: esiste almeno un foglio Excel con l’elenco degli interventi e lo stato di avanzamento? O siamo ancora alla fase “fidiamoci”? Foglio da chiedere, ovviamente, sempre a Vitelli, imputato non per diffamazione ma per reati contro la pubblica amministrazione. Dettagli.
Tra i progetti destinati al cimitero delle occasioni perse spiccano due perle: la pineta storica di Caserta Vecchia e via del Seggio, cuore medievale del borgo. Sarebbero stati il fiore all’occhiello. Invece niente: solo progetti pagati, lavori mai iniziati. Il riassunto perfetto degli ultimi 20 anni casertani: soldi ai progettisti, opere ai fantasmi.
Unica nota (quasi) positiva: 23 milioni per la rete idrica, lavori che dovrebbero partire dopo maggio, passati per la stazione appaltante della Prefettura. Incrociamo le dita.
Intanto il Comune arranca perfino a trovare Rup: tecnici chiamati da altri enti, convinti fosse la solita operazione “firma e scappa”. Quando capiscono che bisogna lavorare davvero, qualcuno si dimette e rinuncia pure ai soldi. Evidentemente, il gioco non vale più la candela. E questo dice tutto.
La vera occasione mancata? La discontinuità. Bastava affidare l’ufficio tecnico a un giovane, inesperto magari, ma pulito, motivato, non ancora impastato nelle liturgie del sistema. Invece no: Caserta ha scelto di restare fedele a sé stessa. E ai suoi fallimenti.














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