A Marcianise la politica torna nella sua forma più classica: incertezza, commissario e tutti a riposizionarsi. Le dimissioni del sindaco Antonio Trombetta, ufficializzate con un lungo messaggio ai cittadini, chiudono formalmente una crisi che in realtà covava da mesi e che, nei palazzi, in pochi ritenevano davvero sanabile.
Il pretesto è noto: la frattura apertasi dopo le regionali, con l’uscita di due consiglieri dalla maggioranza. Ma il problema vero, raccontano fonti interne, non era tanto l’aritmetica consiliare quanto l’assenza di un baricentro politico riconosciuto. Da quel momento in poi, ogni seduta, ogni atto, ogni passaggio amministrativo è diventato terreno di negoziazione permanente.
Trombetta ha provato a tenere insieme i pezzi, ma il tentativo di ricomposizione si è scontrato con una realtà meno nobile delle dichiarazioni ufficiali. Il dialogo con il centrosinistra c’è stato, eccome. Solo che sul tavolo non sarebbe finita un’alleanza “larga” bensì una richiesta secca: azzeramento politico della giunta e nuovo esecutivo interamente ridisegnato. Un ribaltone in piena regola, con buona pace delle formule istituzionali.
Il sindaco racconta di aver tentato anche l’ultima mediazione, quella che nei retroscena viene definita “la notte dei rospi”. Ma alla fine ha scelto di fermarsi un passo prima del punto di non ritorno. Tradotto: meglio il commissario che governare senza più un perimetro politico riconoscibile.
Nel messaggio pubblico Trombetta rivendica i risultati: opere avviate, cantieri, scuole, asili, piscina, strade, commissariato, rigenerazione urbana. Un elenco che, letto politicamente, suona anche come una piattaforma elettorale anticipata, nel caso – tutt’altro che escluso – di un ritorno in campo dopo la parentesi commissariale.
Perché il punto vero, nei corridoi del Comune, è proprio questo: le dimissioni non chiudono la partita, la sospendono. I famosi 20 giorni per il possibile ritiro non sono solo un istituto giuridico, ma una finestra politica in cui tutti – ex alleati, potenziali avversari, futuri coalizzati – stanno misurando costi e benefici.
Nel frattempo arriverà il commissario prefettizio, che farà quello che i commissari fanno sempre: ordinaria amministrazione, zero scelte politiche, freno a mano tirato. Una pausa che, inevitabilmente, congelerà parte dei processi avviati e rimetterà tutto nelle mani delle urne di maggio.
Trombetta saluta parlando di conti in ordine, fatture pagate in 17 giorni, macchina amministrativa rodata. Un messaggio non casuale, rivolto più al futuro che al presente: chi verrà dopo, dice in sostanza, non potrà invocare alibi.
Ora la città entra nella fase che a Marcianise è fin troppo conosciuta: tutti dialogano con tutti, nessuno scopre le carte, mentre il commissario governa e i candidati iniziano a scaldarsi fuori scena.
Il sipario cala, ma la commedia no.
Quella, come sempre, riparte a maggio.














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