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CHIUDE IL CEFIM. E IL CONTO LO PAGANO PAZIENTI E LAVORATORI.

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Caserta perde un punto storico di riferimento nella riabilitazione.
Il CEFIM, struttura sanitaria accreditata e operativa da anni nel cuore della città, è stato avviato alla liquidazione giudiziale a seguito del fallimento della società proprietaria, riconducibile – secondo i registri societari – ai fratelli Giovanni Santangelo e Maria Paola Santangelo.

Una fine annunciata da decenni 
Ma mai raccontata con chiarezza da chicchessia.

Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni disponibili, alla base del tracollo ci sarebbero state divergenze profonde e insanabili nella gestione e nella governance tra i due soci, tali da rendere impraticabile qualsiasi ipotesi di rilancio.
Uno stallo protrattosi per anni, aggravato da contrasti interni e da una gestione amministrativa definita da più parti opaca, che avrebbe infine portato il Tribunale a dichiarare la fine del centro.

Il risultato? Un disastro sociale e sanitario.

Circa 250 pazienti, molti dei quali minori e persone con disabilità, si sono ritrovati improvvisamente senza un riferimento terapeutico.
L’ASL di Caserta è stata costretta a redistribuire l’utenza su altre strutture convenzionate, con un effetto domino prevedibile: sovraccarico del sistema e liste d’attesa esplose.

Oggi, per accedere a trattamenti di fisiokinesiterapia, logopedia o neuropsicomotricità, l’attesa può arrivare fino a due anni, con conseguenze pesanti sulla continuità delle cure. Altro che prevenzione. Altro che presa in carico.

E pensare che il CEFIM veniva considerato, da operatori e famiglie, un’eccellenza della riabilitazione casertana non per la proprietà spesso insolvente,ma per gli specialisti scrupolosi che vi operavano per il loro patrimonio umano e professionale. Competenze, esperienza, dedizione.
Tutto disperso. Secondo una dinamica che, stando ai fatti, nulla ha a che fare con la sanità e molto con l’incapacità gestionale.

Capitolo lavoratori: uno dei passaggi più gravi.

Circa 50 dipendenti negli ultimi anni sono rimasti  in una condizione di incertezza totale.
A dicembre 2023 viene comunicata una chiusura temporanea per presunti lavori di ristrutturazione durante le festività natalizie. Promessa di riapertura entro il 31 marzo.
Nessun piano scritto. Nessuna comunicazione formale.

Il 2 aprile 2024, al rientro, i lavoratori trovano i cancelli chiusi.
Da lì in poi: silenzio assoluto.

Alcuni, stremati, rassegnano le dimissioni per giusta causa, altri vengono volutamente licenziati dopo aver imposto carichi di lavoro insoistenibili
Altri restano formalmente in forza, anche perché la società continuava a risultare attiva nel registro delle imprese, alimentando la speranza di una ripartenza mai arrivata.

Solo il 7 gennaio 2026 arriva la comunicazione ufficiale: i legali informano i dipendenti dell’avvenuta liquidazione giudiziale.

Una verità arrivata con oltre due anni di ritardo.

In questo lungo e doloroso percorso, la FP CGIL ha più volte tentato di evitare l’epilogo, promuovendo confronti istituzionali e incontri anche in Prefettura, sollecitando chiarezza e soluzioni a tutela di lavoratori e pazienti.
Tentativi rimasti senza esito, a fronte di responsabilità gestionali che – secondo il sindacato – appaiono evidenti.

Ora l’appello all’ASL di Caserta: massima vigilanza su eventuali future richieste di accreditamento, nuove aperture o convenzioni riconducibili agli stessi soggetti.
Quanto accaduto al CEFIM non può e non deve ripetersi.

Una vicenda amara che riapre interrogativi pesanti:
chi controlla davvero le strutture sanitarie accreditate?
Chi tutela i lavoratori?
Chi garantisce continuità di cura ai pazienti?

Domande che, a Caserta, non possono e non devono più restare senza risposta.

 
   
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