Sono ufficialmente iniziati i lavori finanziati dal PNRR all’Acquedotto Carolino e alle Sorgenti del Fizzo, uno dei sistemi idraulici storici più importanti d’Europa, progettato da Luigi Vanvitelli per alimentare la Reggia di Caserta. Gli interventi rientrano in un pacchetto di quattro progetti predisposti dalla Reggia di Caserta e finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per un investimento complessivo di 25 milioni di euro.
Le componenti progettuali approvate riguardano:
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il sistema di irrigazione dei Giardini Reali e la rigenerazione delle praterie del Parco reale;
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il restauro, il recupero e la valorizzazione della Via d’Acqua;
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la tutela e la salvaguardia del Bosco e delle strutture architettoniche della Reale Tenuta di San Silvestro;
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il recupero e la valorizzazione delle Sorgenti del Fizzo e dell’Acquedotto Carolino.
In particolare, gli interventi mirano alla riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’intera area delle sorgenti, al restauro e alla manutenzione delle infrastrutture dei ponti Carlo III e di Durazzano, nonché alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei torrini non interessati dagli interventi già realizzati dalla Reggia di Caserta due anni fa.
«L’Acquedotto Carolino è stato uno dei temi prioritari fin dall’inizio del mio mandato», spiega Tiziana Maffei, direttore della Reggia di Caserta. «Non solo per il suo riconosciuto valore storico e paesaggistico, ma soprattutto come infrastruttura funzionale strategica, a lungo trascurata sotto il profilo tecnico e amministrativo. È apparso subito evidente un deficit di conoscenza, monitoraggio e governo del sistema, aggravato dalle problematiche legate alla crisi idrica».
Negli anni passati, ricorda Maffei, sono stati realizzati solo interventi puntuali di manutenzione straordinaria grazie a risorse limitate provenienti dai finanziamenti Unesco. «Questa Direzione ha scelto di affrontare la questione in modo strutturale, candidandola ai finanziamenti PNRR. Oggi possiamo finalmente trasformare un’esigenza riconosciuta da tempo in un programma organico di indagini, rilievi, progettazione e cantieri».
Un percorso complesso, che richiede tempi e competenze adeguate: «I problemi accumulati in decenni non si risolvono con soluzioni estemporanee, ma con studio, verifiche e procedure rigorose. Solo attraverso una conoscenza scientificamente fondata è possibile garantire una gestione efficace e duratura di questo patrimonio unico, contribuendo anche a contrastare usi impropri e prelievi non autorizzati della risorsa idrica, rafforzando il senso di responsabilità collettiva verso l’ecosistema».















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