Conversazioni informali, risate, parolacce. Ma soprattutto secondo la Procura di Roma la ricostruzione dettagliata di un presunto meccanismo corruttivo che sarebbe andato avanti per anni negli uffici del Giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere.
Al centro dell’indagine, condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Caserta, la giudice di pace Maria Gaetana Fulgeri e gli avvocati Giuseppe Luongo, Vincenzo Castaldo, Michele Zagaria e Michele Chirico.
Secondo l’accusa, i legali avrebbero patrocinato cause per risarcimenti da incidenti stradali ritenuti in diversi casi inesistenti. In cambio di sentenze favorevoli, alla magistrata sarebbero stati consegnati regali di lusso e, in almeno un’occasione, 5.000 euro in contanti.
Il 17 dicembre 2024 i finanzieri osservano gli avvocati avvicinarsi all’auto della giudice e depositare nel bagagliaio una confezione regalo Gucci. All’interno, secondo quanto intercettato da una microspia nello studio di uno dei legali, sarebbe stata nascosta una busta con 2.500 euro ciascuno da parte di Luongo e Castaldo, occultata nella confezione di una bottiglia di champagne Dom Pérignon.
Tre giorni dopo, le telecamere riprendono un breve scambio nel parcheggio del tribunale: un gesto di ringraziamento della magistrata, parole a bassa voce e l’invito alla discrezione.
Le intercettazioni documentano anche tensioni tra i legali sulla modalità delle consegne e riferimenti a precedenti regali: buoni acquisto in gioielleria, collane con diamanti, occhiali di lusso. In una conversazione si fa cenno a un risarcimento da 30.000 euro e alla necessità di “destinare una parte” a un ulteriore dono.
L’inchiesta elenca diverse sentenze emesse tra il 2024 e il 2025, con risarcimenti compresi tra 12.000 e 16.000 euro, evidenziando che alcuni sinistri riguardavano soggetti con precedenti o veicoli privi di assicurazione.
Per la Procura non rileva la distanza temporale tra sentenze e regali: la Cassazione ammette la cosiddetta corruzione “susseguente”, quando il compenso arriva dopo l’atto giudiziario. Ciò che conta, secondo l’accusa, è l’accettazione di denaro o utilità in violazione del dovere di imparzialità.
Le indagini proseguono. Gli indagati, come previsto dalla legge, sono da ritenersi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.














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