A Caserta è tutto fermo, e questa volta non per le buche o per il traffico
E resterà così ancora a lungo.
Per le prossime comunali la città vive una fase di stallo totale.
Le ambizioni non mancano.
I nomi circolano.
Le autocandidature si moltiplicano.
Ma la verità è una sola: il candidato sindaco non verrà deciso a Caserta.
Le scelte verranno prese altrove. Nei tavoli romani. Nei vertici di partito. Nei soliti giochi di equilibrio che nulla hanno a che fare con i problemi reali della città.
Caserta aspetta. Roma decide.
In questo scenario l’unico che corre fuori dagli schemi è Guerriero: non chiede investiture, non aspetta la capitale, non si allinea a logiche di partito.
Si candida davanti ai cittadini, non davanti ai segretari.
Per tutti gli altri, invece, il copione è già scritto:
prima la benedizione romana, poi la discesa in campo.
E intanto la città resta sospesa
Una città che non pesa
Il destino politico di Caserta non si giocherà nei palazzi cittadini.
Si giocherà nei tavoli romani dei partiti.
Il motivo è semplice e brutale: Caserta non pesa abbastanza. Non è una città strategica nei grandi equilibri nazionali. Non è tra i capoluoghi decisivi. Non sposta voti a livello di leadership. Non influenza gli assetti parlamentari.
Per questo le scelte verranno fatte solo dopo aver riempito tutte le caselle dei comuni più importanti chiamati al voto. Prima si decidono le grandi città. Poi le medie. Solo alla fine si arriverà a Caserta.
E quando si arriverà, il nome sarà quello che servirà agli equilibri nazionali. Non quello che serve alla città.
Tutto rinviato agli ultimi due mesi
Il risultato è prevedibile.
Le candidature resteranno in alto mare per mesi.
Se ne parlerà davvero solo negli ultimi due mesi prima della campagna elettorale.
Fino ad allora sarà solo tattica.
Attese.
Telefonate.
Manovre sotterranee.
Le coalizioni non scopriranno le carte. Nessuno si brucerà prima del tempo. Nessuno investirà davvero su un nome finché Roma non avrà chiuso il mosaico nazionale.
Il fattore Lega e l’ipotesi Zinzi, svanisce il sogno Cuscunà
Dentro questo scenario si inserisce la variabile Lega.
Se il bilancio delle candidature nazionali dovesse premiare il partito di Salvini nella distribuzione dei capoluoghi, Caserta potrebbe finire proprio nella quota leghista.
E in quel caso il nome che tornerebbe in campo sarebbe uno solo: Gianpiero Zinzi.
Un ritorno tutt’altro che impossibile.
Ma con un retroscena politico chiaro.
Una candidatura di sacrificio e basta
Zinzi potrebbe accettare la ricandidatura a sindaco solo a determinate condizioni. Non per reale convinzione di vittoria. Non per un progetto amministrativo forte. Ma come parte di un accordo politico più ampio.
Una candidatura di ‘sacrificio’, insomma.
La seconda consecutiva.
In cambio servirebbe un salvacondotto politico. Un impegno diretto del leader Matteo Salvini per garantire a Zinzi un rientro sicuro in Parlamento in un collegio blindato. Oneri e onori. A volte anche gli stipendi.
Il meccanismo è noto nella politica nazionale.
Si corre dove serve.
Si perde dove è inevitabile.
Si viene compensati altrove.
La città spettatrice
In tutto questo Caserta resta spettatrice.
Le discussioni locali contano poco.
I tavoli cittadini ancora meno.
La scelta del candidato sindaco sarà l’ultimo tassello di un puzzle nazionale. Arriverà quando tutte le altre caselle saranno state riempite. Quando i partiti avranno sistemato le città che contano davvero.
Solo allora Roma si occuperà di Caserta.
E deciderà chi dovrà correre.
Fino a quel momento la politica locale continuerà a muoversi nel vuoto. Con aspiranti candidati, strategie personali e dichiarazioni di facciata. Ma senza alcun vero potere decisionale.
Perché, alla fine, la partita non si gioca qui.
Si gioca altrove.














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