Finalmente una ruspa. Finalmente una divisa. Finalmente una promessa con scadenza: una settimana.
L’ex mattatoio comunale di viale Edison, 25mila metri quadrati di abbandono a Lo Uttaro, sarà liberato dai rifiuti. Parola del commissario unico per le bonifiche, il generale Giuseppe Vadalà, ieri in sopralluogo sul posto.
Pneumatici fuori uso, guaine bituminose, scarti edili, mobili rotti, carcasse, bustoni neri da analizzare. Perfino giacigli tra rovi e fabbricati sventrati. Non un sito industriale dismesso: una fotografia plastica del declino urbano.
È il primo intervento in città, dice Vadalà. Ma non sarà l’ultimo.
Sono 355 i siti mappati tra Napoli e Caserta. L’obiettivo è rimuovere 30mila tonnellate di rifiuti entro giugno. Diciassette siti solo nella provincia casertana, per 6,4 milioni di euro.
Numeri importanti. Parole importanti.
Ma la domanda è una: perché si è arrivati a questo punto?
Perché un’area pubblica di quelle dimensioni è diventata una discarica a cielo aperto?
Dove erano controlli, vigilanza, prevenzione?
La viceprefetta Daniela Caruso, componente della commissione straordinaria del Comune, parla di risorse scarse, contratti inefficaci ereditati, impossibilità di poteri straordinari. Una difesa tecnica, quasi notarile.
Nel frattempo Caserta resta commissariata. E Lo Uttaro è solo l’ennesimo capitolo di una città che rincorre emergenze invece di prevenirle.
Il generale promette rimozione. Ma la rimozione è solo il primo step.
Poi servono riqualificazione, sorveglianza, riuso.
Altrimenti succede sempre la stessa cosa:
si pulisce, si fotografa, si inaugura… e si torna punto e a capo.
Il vero nodo politico non è la rimozione dei rifiuti.
È la capacità — o meno — di impedire che tornino.
Perché se l’ex mattatoio diventerà davvero uno spazio riqualificato, Caserta avrà vinto una battaglia.
Se tornerà discarica, avrà perso l’ennesima occasione.
E in una città commissariata, ogni occasione pesa doppio.














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