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Omicidio del sindaco pescatore Angelo Vassallo, il processo inizierà il 9 luglio: prosciolto il colonnello Cagnazzo

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Si aprirà il 9 luglio il processo per l’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, ucciso con nove colpi di pistola in una sera di fine estate del 2010.

Sul banco degli imputati finiranno due persone, mentre un terzo risponderà esclusivamente dell’accusa di traffico di droga. Non sarà invece processato l’uomo su cui negli ultimi anni si erano concentrate molte delle polemiche e dei sospetti: il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo.

Il Gup del Tribunale di Salerno ha infatti deciso per il proscioglimento dell’ufficiale, senza rinviare l’udienza preliminare in attesa delle motivazioni del Riesame, come richiesto dai suoi difensori, gli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro.

Chi va a processo

Saranno invece giudicati:

  • Lazzaro Cioffi, ex brigadiere dei carabinieri e stretto collaboratore di Cagnazzo;
  • Giuseppe Cipriano, imprenditore che nell’estate del 2010 gestiva un cinema accanto al ristorante della famiglia Vassallo.

Il collaboratore Romolo Ridosso ha scelto il rito abbreviato, che in caso di condanna comporta uno sconto di un terzo della pena.

A giudizio anche Giovanni Cafiero, indicato come uno dei presunti boss del traffico di droga che, secondo l’accusa della Procura di Salerno, sarebbe al centro del movente dell’omicidio.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Angelo Vassallo sarebbe stato ucciso perché aveva scoperto un traffico di stupefacenti e stava per denunciarlo a un ufficiale dei carabinieri su delega del pm di Vallo della Lucania Alfredo Greco.

Il nodo del proscioglimento di Cagnazzo

Resta ora da capire perché il giudice abbia deciso di prosciogliere Cagnazzo, tema su cui sarà decisiva la lettura delle motivazioni della sentenza.

Il punto centrale riguarda il peso delle dichiarazioni dei collaboratori di giustiziaEugenio D’Atri, Francesco Casillo e Romolo Ridosso – ritenute sufficienti per mandare a processo Cioffi e Cipriano ma non l’ufficiale dei carabinieri.

Secondo questa impostazione, per Cagnazzo non sarebbe stata dimostrata la conoscenza o la partecipazione al presunto accordo per uccidere il sindaco.

Eventuali condotte successive, come il presunto inquinamento delle prove tramite la manipolazione delle telecamere di videosorveglianza o le informative che indirizzavano le indagini verso uno spacciatore di origine brasiliana, potrebbero configurare al massimo un favoreggiamento, reato che nel frattempo sarebbe prescritto (nel 2010 non esisteva ancora il reato di depistaggio).

La reazione della Fondazione Vassallo

La Fondazione Angelo Vassallo, presieduta dal fratello del sindaco ucciso Dario Vassallo, ha commentato così la decisione:

«Prendiamo atto della decisione del GUP del Tribunale di Salerno. È un passaggio importante in un percorso giudiziario complesso e ancora in evoluzione. C’è amarezza, ma le sentenze si rispettano. Il rinvio a giudizio segna l’inizio di una fase decisiva, il processo, durante il quale potranno emergere ulteriori elementi utili alla ricostruzione della verità».

Il movente ipotizzato

Per ora resta in piedi l’impianto accusatorio della Procura: Angelo Vassallo sarebbe stato ucciso per essersi opposto a un sistema criminale legato al traffico di droga, con possibili complicità interne alle istituzioni.

Sarà il dibattimento a stabilire se questa ricostruzione reggerà al vaglio del processo e se, a quasi sedici anni dall’omicidio, si arriverà finalmente a una verità giudiziaria completa.

 
   
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