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LA POLITICA NELLA RETE DELLA CAMORRA – ARRIVA LA SCOMUNICA ELETTORALE PER MARINO, CASALE e MARZO

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SCOMUNICA POLITICA. Non per una tornata elettorale, ma per due giri consecutivi di urne. Tradotto: stop alle amministrative, ma anche a politiche, europee e regionali. È la tagliola calata dalla Prima sezione civile del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sull’ex sindaco di Caserta Carlo Marino e su due ex assessori della sua giunta, Emiliano Casale e Massimiliano Marzo.

La decisione porta la firma del collegio composto dalla presidente Gabriella Maria Casella, dal relatore Giovanni D’Onofrio e dal giudice Enrico Quaranta, che ha accolto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato sull’incandidabilità dei tre ex amministratori.

Il motivo? Una fotografia pesantissima della vita amministrativa del Comune di Caserta. Nelle carte della sentenza si parla di un “contesto greve di univoca commistione tra pubblici amministratori e personaggi legati alla camorra”. Parole che pesano come macigni.

Il procedimento nasce su mandato del Ministero dell’Interno, dopo la relazione della commissione d’accesso che aveva portato allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Scioglimento che, peraltro, è stato recentemente confermato dal Tar del Lazio, respingendo il ricorso presentato dallo stesso Marino.

I giudici amministrativi hanno messo nero su bianco un mosaico inquietante: sostegno elettorale da parte di esponenti dei clan, presenza ricorrente di soggetti collegati alla criminalità negli affidamenti pubblici, e una rete di rapporti che – valutata nel suo complesso – appare idonea a sostenere il giudizio dell’amministrazione sull’esistenza di collegamenti diretti o indiretti tra amministratori locali e ambienti mafiosi.

Non singoli episodi isolati, ma un sistema, osservano i giudici: elementi che, letti insieme, delineano un Comune “permeabile” agli interessi della criminalità organizzata.

Risultato: Marino, Casale e Marzo resteranno a casa (forse) per due tornate elettorali consecutive. Una quarantena politica pesante che arriva dopo lo scioglimento dell’ente e che segna un nuovo capitolo nella tormentata storia amministrativa del capoluogo casertano.

A Caserta, insomma, la politica si scopre ancora una volta a contatto troppo ravvicinato con l’ombra lunga dei clan. E stavolta, più che una bacchettata, è arrivata una vera scomunica elettorale.

 
   
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