Per anni hanno venduto ai cittadini la solita favoletta green: “riqualificazione ambientale”, “dismissione”, “gradoni”, “piantumazioni”. Un lessico ecologista da convegno buono per i comunicati stampa e le foto di rito. Traduzione pratica? Camion su camion, montagne di materiali e rifiuti speciali scaricati nelle cave del Casertano.
La storia di Cava Luserta è il manifesto perfetto di questo sistema.
Una cava con proroga scaduta nel 2023, non più riformulabile, che secondo gli atti avrebbe dovuto fermarsi, smantellare i macchinari e chiudere definitivamente. Fine. Sipario. E invece no.
I cittadini continuavano a vedere polvere nell’aria, esplosioni, traffico continuo di camion, movimentazioni senza sosta. Una cava teoricamente “chiusa” ma operativamente più viva che mai.
Nel frattempo? PEC inviate. Segnalazioni protocollate. Richieste di controlli al Genio Civile, al Comune di Caserta e agli enti competenti. Colloqui, esposti, solleciti.
Risultato: silenzio assoluto. Nessuno vedeva, nessuno sentiva, nessuno interveniva.
Poi arriva la denuncia del 20 ottobre 2025. Una semplice cittadina fa quello che avrebbero dovuto fare le istituzioni. E improvvisamente il Comando Carabinieri Forestali – N.I.P.A.A.F. si attiva: accertamenti, sospensione e infine sequestro della cava.
Adesso però parte il teatrino della politica che “esulta”. E qui viene il bello.
Esulta per cosa, esattamente?
Per aver scoperto dopo anni quello che i cittadini denunciavano da tempo? Per essersi svegliata solo dopo l’intervento dei Forestali? O forse per aver lasciato che intere comunità convivessero con polvere, rumori, camion e materiali provenienti dall’esterno mentre tutti facevano finta di niente?
La domanda vera è una sola: dove erano i controlli previsti dalla legge mentre la cava continuava a operare sotto gli occhi di tutti?
Perché in una provincia con oltre 448 cave tra attive, dismesse e “in recupero ambientale”, il sospetto è che il “recupero ambientale” sia diventato troppo spesso una formula magica: cambi l’etichetta e tutto diventa improvvisamente regolare, sostenibile, perfino virtuoso.
Intanto i cittadini respirano polvere. E le cave si riempiono.
Caserta rischia di trasformarsi nel luogo dove qualunque cosa può essere portata, scaricata e sotterrata, purché qualcuno la chiami “riqualificazione ambientale”.
E Cava Luserta, più che un caso isolato, sembra l’ennesima fotografia di un sistema che per anni ha funzionato nel silenzio generale.













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