CASERTA, THE CAPRIO’S SI SUPERANO ANCORA
A Caserta succede anche questo: chi scrive il progetto di una gara pubblica finisce poi comodamente seduto anche nella commissione che deve giudicare le offerte. Altro che trasparenza amministrativa: qui siamo alla versione casertana del “controllore-controllato”, tutto nello stesso pacchetto.
Al centro della nuova bufera c’è la gara sulla segnaletica verticale e orizzontale cittadina. Un appalto che, secondo le ricostruzioni e i malumori che circolano negli ambienti amministrativi, sarebbe stato gestito con modalità quantomeno discutibili.
Il punto che fa saltare sulla sedia è uno solo, ma basta e avanza: chi aveva redatto il progetto tecnico dell’appalto sarebbe stato nominato anche componente della commissione aggiudicatrice. Tradotto dal burocratese: chi ha costruito le regole del gioco avrebbe partecipato pure alla valutazione finale.
Una situazione che, in qualsiasi manuale minimo di diritto amministrativo, farebbe accendere più di una sirena sul tema dell’opportunità e del conflitto d’interessi.
E infatti in città c’è già chi parla apertamente di gara “taroccata”, mentre nei corridoi della politica casertana torna a circolare un cognome pesante: i Caprio. Per molti, l’ennesima dimostrazione di un sistema amministrativo dove gli equilibri sembrano sempre ruotare attorno agli stessi ambienti, agli stessi professionisti, agli stessi meccanismi.
Il paradosso è tutto qui: mentre i cittadini evitano buche, segnaletica sbiadita e strisce invisibili, dentro i palazzi si costruiscono procedure che sembrano uscite da un laboratorio creativo della confusione amministrativa.
E allora la domanda diventa inevitabile:
com’è possibile che nessuno si sia accorto di una incompatibilità così clamorosa?
Oppure qualcuno se n’è accorto e ha fatto finta di niente?
Perché a Caserta il problema non è più soltanto il degrado delle strade.
Il problema è che troppo spesso anche le gare pubbliche finiscono per sembrare… senza segnaletica.














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