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MARCIANISE, MUORE IN AMBULANZA DOPO ORE DI ATTESA: LA SANITÀ CAMPANA È ARRIVATA AL PUNTO DI ROTTURA

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A Marcianise una donna di 82 anni è morta nella notte su una barella del 118, davanti al pronto soccorso dell’ospedale cittadino. E già questo dovrebbe bastare per far saltare qualche poltrona. Invece, probabilmente, finirà come sempre: comunicati, scaricabarile e silenzi istituzionali.

Sia chiaro: nessuno può dire con certezza se cure tempestive avrebbero salvato la paziente. Ma il punto ormai è un altro. Il punto è che non è più accettabile morire aspettando su un’ambulanza perché il sistema sanitario non riesce nemmeno a prendere in carico un paziente.

Ed è qui che il racconto diventa devastante. Perché non parliamo di un episodio isolato. Parliamo della normalità. La normalità di pronto soccorso saturi, ambulanze bloccate per ore e personale sanitario lasciato solo dentro un sistema collassato.

Succede a Marcianise. Succede ogni giorno anche a Caserta. Mezzi del 118 fermi fuori dagli ospedali perché non c’è posto dove trasferire i pazienti. Ambulanze che dovrebbero salvare vite trasformate in sale d’attesa su quattro ruote.

Una follia amministrativa e sanitaria.

Da una parte ci sono gli operatori del 118, inchiodati alle barelle perché finché il paziente non viene formalmente preso in carico dal pronto soccorso, la responsabilità resta sulle loro spalle. Dall’altra medici e infermieri ospedalieri schiacciati da carichi di lavoro impossibili, senza personale e senza spazi.

Il risultato è una guerra tra disperati dentro un sistema che ha smesso da tempo di funzionare.

E mentre la politica regionale continua a inaugurare strutture, annunciare piani e distribuire slogan, la realtà è questa: ospedali nuovi ma vuoti di medici, pronto soccorso al collasso e cittadini trattati come pacchi in attesa di consegna.

Durissimo l’intervento della giovane candidata Lucrezia Colletta di Forza Marcianise:
“Non possiamo più accettare che la sanità pubblica venga raccontata solo nei convegni e nelle inaugurazioni. Qui la gente aspetta ore in ambulanza e muore senza dignità. Serve rispetto per i cittadini e per gli operatori sanitari abbandonati dallo Stato”.

Sulla stessa linea anche Domenico Lombardo, esponente di Liberi e Forti nella coalizione che sostiene Antonello Velardi:
“Questa non è più emergenza, è un fallimento strutturale. Quando un’ambulanza resta bloccata per ore, significa che il sistema non è in grado di garantire neanche il minimo indispensabile. E chi governa la sanità campana deve assumersi fino in fondo questa responsabilità”.

Il resto sono chiacchiere.

Perché ormai il quadro è chiaro: presidenti di Regione, dirigenti Asl, assessori, direttori sanitari. Tutti, negli anni, hanno contribuito a costruire questo disastro.

E ogni volta che una persona muore aspettando assistenza, la domanda resta sempre la stessa:
quanto deve peggiorare ancora la situazione prima che qualcuno abbia il coraggio di dire la verità sulla sanità campana?

 
   
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