Altro che locale della movida. Qui il copione sembra uscito da un regolamento di conti.
Un cuoco 41enne di Maddaloni, Andrea Pesce, ha denunciato ai carabinieri un episodio gravissimo avvenuto – secondo il suo racconto – all’interno della discoteca Studio Uno di viale Carlo III, storico locale della notte casertana dove lavorava da circa tre settimane. E, dettaglio non secondario, senza contratto.
La denuncia parla di lesioni personali, minacce e perfino sequestro di persona.
La scena raccontata dal 41enne è inquietante.
L’11 maggio scorso Pesce si trovava al bar Hollywood di Maddaloni quando due uomini, a bordo di una Jeep Avenger beige, lo avrebbero avvicinato dicendogli che il titolare del locale voleva parlargli. Un invito apparentemente tranquillo. Poi però il clima sarebbe cambiato drasticamente.
Arrivati allo Studio Uno, il cuoco sarebbe stato fatto entrare da una porta secondaria. E lì, secondo la denuncia, sarebbe iniziato il pestaggio.
Un collaboratore del titolare, identificato come Giovanni, lo avrebbe affrontato urlandogli contro: “Mercoledì ci hai appesi, giovedì ci hai appesi”. Subito dopo sarebbero partiti schiaffi violentissimi e persino un colpo di mazza da baseball all’addome.
Il 41enne racconta di essere crollato a terra perdendo i sensi.
E mentre veniva colpito, sarebbero arrivate anche le minacce: stare zitto oppure “avrebbe preso il resto”. Parole che la vittima descrive come pronunciate con modalità “camorristiche”.
Un racconto pesantissimo, adesso al vaglio degli investigatori.
Sul caso saranno i carabinieri a verificare responsabilità, versioni e dinamica dei fatti. Ma intanto la vicenda scuote ancora una volta il mondo della notte casertana, già troppo spesso finito sotto i riflettori per episodi di violenza, lavoro irregolare e zone grigie dove il confine tra intrattenimento e intimidazione sembra diventare sempre più sottile.
E mentre la magistratura farà il suo corso, resta l’immagine inquietante di un lavoratore che denuncia di essere stato attirato in un locale per essere “punito” come in un film criminale anni ’80. Con una mazza da baseball al posto del contratto di lavoro.















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