A ROMA SI ACCENDE UN FARO SULLA PRESENZA DI APPARTENENTI ALLE FORZE ARMATE NEL PARTITO DEL GENERALE. PER ORA NESSUNA INDAGINE PENALE: SOLO ACCERTAMENTI PRELIMINARI. L’ESPOSTO CHIEDE DI VERIFICARE EVENTUALI INCOMPATIBILITÀ. IL LEGALE DI VANNACCI: “NESSUN REATO, AL MASSIMO UNA QUESTIONE DISCIPLINARE”
ROMA – Il generale Roberto Vannacci si ritrova ancora una volta sotto i riflettori.
Questa volta il faro arriva dalla Procura militare di Roma, che ha avviato accertamenti preliminari sulla presenza di appartenenti alle Forze Armate all’interno di Futuro Nazionale, il partito fondato e presieduto dallo stesso Vannacci.
Attenzione alle parole: non si tratta, almeno al momento, di un’indagine penale vera e propria.
La Procura sta semplicemente verificando se siano emersi fatti riconducibili alla propria competenza.
Ma tanto basta per riaccendere i riflettori sul partito del generale.
L’ESPOSTO CHE HA FATTO SCATTARE LE VERIFICHE
A far partire gli accertamenti è stato un esposto presentato dal Sindacato dei Militari, accompagnato – secondo quanto riferito dalla Procura – anche da notizie apparse su autorevoli organi di stampa estera.
Il procuratore militare Marco De Paolis ha disposto verifiche sulla posizione di appartenenti alle Forze Armate che avrebbero assunto ruoli all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale.
La domanda sul tavolo è delicata:
un militare in servizio può partecipare alla vita politica di un partito fino a che punto?
Ed è proprio qui che comincia il terreno minato.
DUE SOTTOUFFICIALI NEL MIRINO DEGLI ACCERTAMENTI
Secondo quanto emerge dall’esposto, al centro delle verifiche ci sarebbero almeno due sottufficiali in servizio, entrambi esponenti di organizzazioni sindacali di categoria, che avrebbero avuto legami o incarichi all’interno del partito.
Il nodo riguarda l’eventuale svolgimento di attività politica incompatibile con gli obblighi di neutralità che gravano sul personale delle Forze Armate.
E non è escluso che gli accertamenti possano allargarsi ad altri militari eventualmente coinvolti nell’organizzazione politica.
L’esposto, inoltre, solleva contestazioni più ampie nei confronti del movimento e dei suoi vertici, citando, oltre a Vannacci, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini.
Tutto, naturalmente, dovrà essere verificato.
ISCRIVERSI A UN PARTITO NON È UN REATO
Ed è qui che la vicenda si fa giuridicamente interessante.
La giurisprudenza ha distinto nel tempo tra la semplice adesione a una formazione politica e l’assunzione di incarichi direttivi o attività politica particolarmente attiva.
Nel 2017 il Consiglio di Stato ha ritenuto lecita la mera iscrizione di un militare a un partito, mentre l’assunzione di ruoli direttivi può entrare in tensione con gli obblighi di neutralità e con le limitazioni previste per gli appartenenti alle Forze Armate.
Ma attenzione:
un’eventuale violazione non significa automaticamente reato.
Potrebbe infatti entrare in gioco, eventualmente, il profilo disciplinare.
LA DIFESA DI VANNACCI: “NESSUN REATO”
Il legale del generale, Giorgio Carta, non sembra particolarmente preoccupato.
La posizione della difesa è netta: nei fatti descritti non sarebbe ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né ordinario né militare.
Secondo l’avvocato, l’eventuale questione potrebbe riguardare, al massimo, il piano disciplinare.
Il punto sollevato dalla difesa è preciso: non esisterebbe una specifica norma penale che vieti a un militare in servizio di assumere un incarico politico in un partito.
Le limitazioni sarebbero state ricavate attraverso l’interpretazione giurisprudenziale delle norme che regolano neutralità e comportamento del personale militare.
Da qui la conclusione del legale:
nessun illecito penale e fiducia in una rapida archiviazione.
LA PARTITA, PERÒ, È APPENA COMINCIATA
Per ora, dunque, non ci sono condanne, né accuse penali formalizzate.
C’è un esposto.
Ci sono accertamenti preliminari.
E c’è una questione giuridica tutt’altro che irrilevante: dove finisce il diritto del militare a partecipare alla vita politica e dove comincia il dovere di neutralità delle Forze Armate?
Una linea sottile, sulla quale ora dovranno pronunciarsi gli organi competenti.
Il punto sarà capire se gli incarichi eventualmente ricoperti dai militari coinvolti abbiano oltrepassato il confine consentito dalla legge e dalla giurisprudenza.
FUTURO NAZIONALE OSSERVATO SPECIALE?
La vicenda arriva in un momento nel quale Futuro Nazionale sta cercando di consolidare la propria struttura politica.
E inevitabilmente riaccende il dibattito sulla presenza di militari in servizio all’interno di una formazione politica guidata proprio da un generale.
La questione non è se un militare abbia diritto a delle idee politiche.
Quelle, in una democrazia, sono personali e legittime.
La questione è quale ruolo possa concretamente ricoprire mentre indossa ancora la divisa.
E questa è una domanda che non riguarda soltanto Vannacci o Futuro Nazionale.
Riguarda il delicatissimo equilibrio tra diritti individuali, disciplina militare e neutralità delle istituzioni.
Adesso parola alla Procura.
Prima gli accertamenti. Poi, eventualmente, le conclusioni.
Il resto, per ora, è soltanto rumore politico.














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