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IL COMUNE DI CASERTA SVUOTATO E IL PARADOSSO DEI 25 “RINFORZI”

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PRIMA DI CERCARE I COLPEVOLI, FORSE BISOGNEREBBE GUARDARE LA MACCHINA

C’è un modo molto semplice per leggere la vicenda del Comune di Caserta: guardare il risultato finale e distribuire le colpe. Ce n’è però un altro, più scomodo e forse più utile: ricostruire il percorso che ha portato fin lì.

Senza nulla togliere al lavoro della commissione straordinaria, insediatasi dopo le note vicende che hanno coinvolto l’amministrazione comunale, il tempo che scorre e l’avvicinarsi di una nuova tornata elettorale impongono una riflessione meno emotiva e più approfondita.

Perché il dissesto, i debiti e le disfunzioni dell’ente sono soltanto il fotogramma finale di una storia amministrativa molto più lunga.

E dentro quella storia c’è un protagonista che rischia di essere dimenticato: la macchina comunale.

DA 600 DIPENDENTI A CIRCA 160: LA MACCHINA SI È SVUOTATA

Una decina di anni fa il Comune di Caserta poteva contare, grosso modo, su 600 dipendenti.

Oggi l’organico si è ridotto a circa 160 unità.

Nel frattempo, però, il Comune non ha smesso di amministrare una città. Anzi: gli adempimenti sono aumentati, le procedure si sono fatte più complesse, sono cresciuti gli obblighi normativi, i controlli, la gestione dei finanziamenti, le gare, la rendicontazione e le incombenze burocratiche.

Il paradosso è evidente: meno personale, mentre il lavoro amministrativo diventava più articolato.

Non è una giustificazione automatica per eventuali inefficienze o responsabilità. È, semplicemente, una condizione organizzativa che merita di essere considerata quando si ricostruisce la storia dell’ente.

Perché una macchina privata progressivamente di uomini e competenze non può essere valutata come se nulla fosse cambiato.

E POI ARRIVANO I 25

Ed è qui che la vicenda assume un’altra prospettiva.

Secondo quanto riferito, al momento dell’insediamento la commissione straordinaria avrebbe ritenuto necessario affiancarsi con 25 figure di supporto di propria fiducia.

Un dato che, più che alimentare polemiche, dovrebbe suggerire una riflessione sulla complessità della macchina amministrativa trovata al momento dell’insediamento.

Perché se per affrontare quella complessità è stato necessario un apparato di supporto così consistente, diventa difficile sostenere che il problema possa essere ricondotto semplicemente alla qualità o alla volontà di chi lavorava negli uffici.

Il problema potrebbe essere stato anche strutturale.

IL PUNTO PIÙ CONTROVERSO

Ed è proprio qui che emerge l’aspetto più delicato.

Nella prima relazione della commissione al prefetto, secondo quanto viene riferito, sarebbe stato espresso un giudizio particolarmente severo nei confronti del personale comunale.

Una valutazione che appare quantomeno discutibile se inserita nel contesto di un organico progressivamente ridotto all’osso.

Naturalmente eventuali responsabilità individuali devono essere accertate e, quando esistono, perseguite.

Ma altra cosa è trasformare la debolezza di una struttura organizzativa in una colpa indistinta di chi quella struttura è stato chiamato a mandarla avanti.

Un conto sono le responsabilità personali. Un altro è il fallimento organizzativo di un sistema.

Confondere le due dimensioni sarebbe un errore.

IL DEBITO NON È NATO IERI

La stessa cautela dovrebbe essere utilizzata quando si parla della situazione finanziaria.

Il debito è il risultato di una storia amministrativa che attraversa anni, amministrazioni, scelte politiche e organizzative.

Ci sono i dissesti.

Ci sono le entrate non riscosse.

Ci sono le spese.

Ci sono i contratti.

Ci sono il patrimonio, i servizi, gli investimenti e le scelte compiute nel tempo.

E c’è, appunto, una struttura amministrativa che nel frattempo ha perso una parte enorme della propria capacità numerica.

Ridurre tutto all’ultimo bilancio significa raccontare soltanto l’ultima pagina del libro.

IL RISCHIO DEL CAPRO ESPIATORIO

Il personale comunale non va né santificato né demonizzato.

Se qualcuno ha sbagliato, dovrà risponderne.

Se ci sono state omissioni, inefficienze o comportamenti illegittimi, dovranno essere individuati e valutati nelle sedi competenti.

Ma il dipendente rimasto dentro un ufficio con risorse umane ridotte drasticamente non può diventare automaticamente il bersaglio più facile.

Perché dietro ogni pratica arretrata, ogni procedimento rallentato e ogni ufficio in difficoltà potrebbe esserci anche una storia fatta di pensionamenti, mancati ricambi, carenze organizzative e progressiva riduzione degli organici.

Ed è una storia che meriterebbe di essere ricostruita con dati alla mano.

LA VERA BONIFICA NON È SOLO CONTABILE

La commissione straordinaria sta lavorando per rimettere ordine nei conti, nei contratti, nel patrimonio e nei procedimenti amministrativi.

Ma il risanamento di un Comune non può esaurirsi nei numeri del bilancio.

Serve una macchina amministrativa adeguata.

Servono dirigenti, tecnici, funzionari, agenti di Polizia municipale e personale sufficiente a garantire continuità e competenza.

Altrimenti si corre il rischio di risolvere una parte del problema e lasciare intatto il meccanismo che lo ha prodotto.

IL VERO DOSSIER È NELLA STORIA DEL COMUNE

Forse è proprio questo il punto che oggi manca nel dibattito pubblico.

Non basta sapere quanto è il debito.

Occorre ricostruire come ci si è arrivati.

Non basta sapere che gli uffici hanno prodotto ritardi o inefficienze.

Bisogna conoscere le condizioni nelle quali hanno lavorato.

Non basta fotografare il Comune nel giorno dell’insediamento della commissione.

Bisogna guardare ciò che è accaduto negli anni precedenti.

Ed è qui che la riduzione dell’organico assume un peso tutt’altro che secondario.

600, 160 E QUEI 25

Alla fine, più che una sequenza di numeri, questa vicenda racconta una trasformazione.

Un Comune che nel giro di poco più di un decennio ha visto ridursi drasticamente il proprio personale.

Una macchina amministrativa chiamata contemporaneamente ad affrontare un carico burocratico sempre più complesso.

E una commissione straordinaria che, per affrontare quella situazione, ha ritenuto necessario dotarsi di un consistente apparato di supporto.

È un quadro che non assolve nessuno.

Ma nemmeno autorizza a cercare un unico colpevole.

LA DOMANDA VERA, ALLORA, È UNA SOLA: CHI HA LASCIATO CHE LA MACCHINA AMMINISTRATIVA DI CASERTA ARRIVASSE FIN QUI?

Perché forse il vero dossier non è soltanto quello che la commissione sta scrivendo oggi.

È quello che racconta come ci siamo arrivati.

E quella storia, prima o poi, andrebbe raccontata tutta.

Senza santificazioni.

Senza assoluzioni.

Senza processi sommari.

E soprattutto senza cominciare dalla fine.

 
   
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