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8 MILIONI, REDDITO E POLITICHE ATTIVE: LA DOMANDA È SEMPLICE, CHI CONTROLLA?

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È la vecchia storia che torna a galla: soldi pubblici stanziati con l’obiettivo dichiarato di aiutare chi è in difficoltà e favorire il reinserimento lavorativo.

Il problema non è aiutare i poveri.
Il problema è come vengono utilizzate le risorse pubbliche e soprattutto come vengono controllati i risultati.

Il precedente del Reddito di cittadinanza ha lasciato una lezione che la politica dovrebbe aver imparato: un sostegno economico non può trasformarsi in un assegno senza un serio sistema di verifiche, controlli e politiche attive del lavoro.

Ed è proprio qui che si apre il nuovo capitolo.

Dopo un precedente finanziamento statale che, secondo le critiche mosse, non avrebbe prodotto risultati sufficienti sul fronte delle politiche attive e del reinserimento occupazionale, arriva dalla Regione un nuovo stanziamento da 8 milioni di euro.

Bene aiutare chi è realmente in difficoltà.

Ma con quali criteri? Con quali controlli? Per quanto tempo? E soprattutto: quali risultati ci si aspetta di ottenere?

Perché la solidarietà pagata con i soldi dei contribuenti deve avere una condizione imprescindibile: trasparenza.

Non basta mettere una cifra su una delibera e chiamarla sostegno all’inclusione o inserimento professionale.

Bisogna sapere chi riceve le risorse, sulla base di quali requisiti, quali obblighi deve rispettare, chi verifica e cosa succede quando gli obblighi non vengono rispettati.

OTTO MILIONI: ORA APRIAMO LE CARTE

Il punto, dunque, non è fare la guerra ai poveri.

È l’esatto contrario.

Difendere chi ha davvero bisogno significa impedire che le risorse destinate ai fragili vengano disperse, utilizzate male o finiscano nelle mani sbagliate.

E allora, visto che parliamo di denaro pubblico, sarà interessante andare a leggere riga per riga gli atti amministrativi che hanno accompagnato e motivato questo nuovo finanziamento.

Quali obiettivi?
Quali beneficiari?
Quali requisiti?
Quali controlli?
Quali indicatori di risultato?
E soprattutto: quanti nuovi posti di lavoro o percorsi di reinserimento si punta concretamente a creare?

Nelle prossime settimane sarà necessario fare quello che troppo spesso la politica evita:

leggere gli atti, verificare i numeri e fare le domande.

Perché gli 8 milioni sono soldi pubblici.

E sui soldi pubblici non servono slogan.

Servono carte, controlli e risultati.

 
   
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