Due giorni di disordini, esercizi commerciali devastati e rapinati, scontri con le forze dell’ordine. Il bilancio giudiziario parla di 271 persone accompagnate in questura, tra cui 220 minorenni. Per 11 maggiorenni è stata richiesta la custodia cautelare in carcere, mentre per 34 minori è stato confermato l’arresto, secondo le informazioni diffuse.
Le accuse contestate sono pesanti: devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Sarà la magistratura a ricostruire le responsabilità individuali e a stabilire, nel rispetto delle garanzie processuali, le eventuali conseguenze penali.
Ma accanto al percorso giudiziario si apre una questione che riguarda l’intera società: quando la violenza diventa devastazione, quando le strade vengono trasformate in teatro di scontri e i commercianti si ritrovano con le attività danneggiate, non possiamo liquidare tutto con la parola “ragazzate”.
Ciro Guerriero e Caserta Kest’è sostengono la necessità di tutelare cittadini, commercianti e forze dell’ordine, senza confondere il disagio giovanile con la criminalità e senza trasformare tutti i ragazzi in sospettati. La responsabilità, quando accertata, deve essere affrontata con serietà; allo stesso tempo, ogni persona ha diritto a un processo equo e a essere considerata innocente fino a una condanna definitiva.
Anche il tema dell’imputabilità dei minorenni richiede chiarezza. La disciplina italiana prevede che la capacità di intendere e di volere del minore sia valutata in relazione all’età e alle circostanze del fatto: non basta essere giovani per essere automaticamente irresponsabili, ma non è corretto neppure dare per scontato che ogni minorenne sia penalmente imputabile. Le regole applicabili dipendono dalla normativa vigente e dalla valutazione giudiziaria del singolo caso.
La sicurezza non si costruisce soltanto con gli arresti, ma nemmeno con la tolleranza verso chi devasta e aggredisce. Servono prevenzione, presenza sul territorio, sostegno alle famiglie, educazione alla legalità e interventi tempestivi contro i comportamenti violenti.
La domanda politica è semplice: vogliamo aspettare che le vetrine vengano distrutte e che le strade esplodano prima di intervenire, oppure vogliamo una strategia stabile che protegga i cittadini e restituisca ai giovani prospettive e responsabilità?
Per Guerriero, la linea deve essere chiara: nessuna indulgenza verso la violenza, nessuna criminalizzazione collettiva dei giovani e nessuna zona franca per chi commette reati.
La libertà di manifestare, incontrarsi e vivere la città è un diritto. Devastare, rapinare e aggredire non lo è.














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