Cinque centesimi. Non un euro. Non cinquanta. Cinque.
Eppure tanto è bastato per mandare in tilt automobilisti, caselli e nervi collettivi.
Dal 1° gennaio, per decisione del Ministero dei Trasporti, il pedaggio della Tangenziale di Napoli è aumentato di 5 centesimi. Una cifra simbolica. Quasi poetica. Se non fosse che, nella pratica, nessuno ce li ha.
Risultato?
Code ai caselli.
Macchinette confuse.
Automobilisti che frugano ovunque tranne che nel portafogli.
E la monetina da 5 centesimi che diventa più rara del petrolio.
Le accuse di chi protesta sono sempre le stesse:
“Le macchinette non danno il resto.”
“Le monetine non circolano.”
“Il traffico rallenta per colpa di 5 cent.”
E a oltre venti giorni dall’entrata in vigore del rincaro, il dibattito è ancora lì. Fermissimo. Come le auto in coda.
Ma attenzione: il sistema ha una soluzione.
Anzi, due. Eleganti. Snelle. Modernissime. (Sulla carta).
Nel caso in cui il casello non restituisca i famigerati 5 centesimi, la Tangenziale di Napoli, interpellata da Keste’, spiega che l’automobilista può:
1️⃣ Scaricare un modulo di reclamo online, compilarlo con precisione chirurgica indicando data, ora, casello, probabilmente anche stato d’animo, e inviarlo via web.
Il sistema controlla e – udite udite – parte un rimborso tramite bonifico sull’Iban indicato.
Per cinque centesimi.
Con tutta la potenza della burocrazia italiana.
2️⃣ In alternativa, stampare il modulo (sì, stamparlo) e recarsi fisicamente al centro servizi.
Per cinque centesimi.
A motore acceso, ovviamente.
Morale della favola:
per recuperare 5 centesimi servono tempo, stampante, Iban e pazienza zen.
Il resto – quello vero – spesso non arriva.
Una micro-tassa che vale meno del metallo di cui è fatta, ma che riesce comunque a produrre code, polemiche e moduli.
Napoli scopre così una nuova frontiera del pedaggio:
non paghi di più, paghi di più… in burocrazia.
Cinque centesimi alla volta.














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