CASERTA – Non più pacchi di pasta, non più promesse di posti di lavoro fantasma: la campagna elettorale 2.0 si gioca a colpi di biglietti per concerti. Nel silenzio delle piazze e nel rumore dei social, si apre così la stagione del “voto a ritmo di musica”.
Politici tirchi in prima fila
C’è la fascia “VIP”: politici che, pur di non pagare nemmeno un biglietto, bussano agli organizzatori per strappare un pass omaggio in prima fila. Tirchi come sempre, pronti a rivendersi il gesto come “attenzione alla cultura e ai giovani”. In realtà, l’unico obiettivo è comparire nelle storie Instagram a pochi metri dal cantante del momento, per poi pubblicare post con hashtag tipo #vicinanzaalterritorio.
Le periferie e i rioni, target privilegiati
Poi c’è la fascia “popolare”: nei quartieri di periferia e nei rioni, il biglietto diventa moneta di scambio. “Un voto per un ingresso al concerto” – recita la nuova formula non scritta. Non contano più i programmi, i progetti, le idee: basta la promessa di un posto sotto al palco, con vista sul maxischermo.
Il consenso a tempo determinato
Il paradosso è che, al netto della musica, il consenso dura quanto una scaletta: un’ora e mezza, bis compreso. Poi, spenti i riflettori, restano solo le solite buche per strada e i soliti servizi che non funzionano. Ma intanto, per una sera, ci si è sentiti parte di un grande evento.
Satira amara
Forse la politica, invece di vendersi come uno spettacolo, dovrebbe tornare a essere una cosa seria. Perché se il voto diventa un ticket omaggio, la democrazia rischia di trasformarsi nel peggior after show di provincia: ingresso libero, ma senza uscita…
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