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CASERTA, “LA CITTÀ DELLE DONNE”… MA SOLO DI ALCUNE – TRA FIGLIE D’ARTE, AUTOCELEBRAZIONI E UN PUBBLICO CHE NON SAPEVA NEMMENO DELL’EVENTO

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Si chiude con più di un sopracciglio alzato la seconda giornata di “Caserta – la Città delle Donne”, la rassegna che in questo fine settimana ha provato a trasformare il centro cittadino in un salotto diffuso dedicato ai talenti femminili. Peccato che, a giudicare da molti commenti raccolti tra i cittadini, il salotto sembrasse riservato più che altro alle “solite note”: signore d’arte, figlie di, amiche di… mentre le donne “normali”, quelle che la città la mandano avanti ogni giorno, restavano spettatrici silenziose di una celebrazione tra addetti ai lavori.

Prima edizione – e già questo spiega perché mezzo centro non sapesse nemmeno che l’evento esistesse – con l’ambizione di legare il presente alla gloriosa tradizione del Codice Leuciano, il sistema settecentesco della colonia di San Leucio che riconosceva alla donna un ruolo sociale e lavorativo innovativo per l’epoca. Un richiamo nobile, certo, ma che stride un po’ con una manifestazione che a tratti è sembrata più una passerella autoreferenziale che un vero spazio aperto alla città.

Certo, il clima di inizio marzo ha fatto la sua parte e tra corso Trieste, via Mazzini e le strade limitrofe si è vista gente passeggiare e curiosare tra convegni, presentazioni di libri e incontri culturali. Un movimento che ha dato ossigeno per qualche ora ai locali e alle attività del centro storico, regalando l’illusione di una città finalmente viva.

Gli operatori del commercio, com’è naturale, guardano il bicchiere mezzo pieno. Onorato Damiano, responsabile delle strutture extralberghiere di Confcommercio, parla di un effetto positivo sulla città e di un evento che ha riportato persone nelle strade del centro. Tradotto: qualche cliente in più e qualche camera occupata, il che di questi tempi non guasta.

Stessa musica tra i commercianti. Luca Mandarino, gestore di un bar in via Sant’Antida, racconta di un centro più animato del solito, mentre Giacomo Serao dal suo bar a due passi dalla Reggia sottolinea che quando si organizzano eventi la città risponde. Insomma: la gente esce, beve un caffè e fa due passi, segno che Caserta ha ancora voglia di vivere il suo centro.

Anche la ristorazione ha registrato qualche sorriso. In via Maielli, il ristorante “Gli Scacchi” ha ospitato alcune artiste della rassegna Sorsi d’Arte, con il titolare Gino Della Valle che parla di serata vivace e clienti arrivati proprio grazie all’evento.

Il bilancio? Per gli esercenti positivo, ma con riserva. Perché se è vero che l’iniziativa ha portato movimento, è altrettanto vero che Caserta ha bisogno di manifestazioni che coinvolgano davvero la città, non solo un circuito ristretto di protagoniste che finiscono per cantarsela e suonarsela tra loro.

Insomma, buona la prima – dicono i più diplomatici – ma se davvero si vuole parlare di “Città delle Donne”, forse la prossima volta converrà ricordarsi che le donne a Caserta non sono solo quelle sul palco.

 
   
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