A Caserta l’aria è pesante. Molto pesante. Alla commissione parlamentare sul degrado delle periferie arriva un’audizione destinata a far discutere: quella della commissaria straordinaria Daniela Caruso, membro della triade prefettizia che guida il Comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. E il quadro che ne esce è, parole sue, “scioccante”.
Il municipio del capoluogo all’ombra della Reggia viene descritto come un ente svuotato, trascurato e lasciato marcire per anni. I numeri parlano chiaro: l’organico dovrebbe contare circa 600 dipendenti, ma quelli effettivamente in servizio sono appena 120. Un deserto amministrativo che, secondo la commissaria, non è frutto del caso ma di un vero e proprio “feudalesimo organizzativo”, tollerato – se non costruito – dalla politica.
Dipendenti demotivati, spesso privi della formazione adeguata e piazzati in ruoli non coerenti con le competenze. Un sistema che avrebbe privilegiato il ritorno d’immagine per gli amministratori piuttosto che il governo reale della città.
Come se non bastasse, il Comune naviga da anni in acque finanziarie torbidissime. Due dissesti dal 2011 e ora lo spettro di un terzo default. I debiti, spiega Caruso, sono enormi e in molti casi difficili persino da ricostruire perché privi di documentazione. Tradotto: la macchina comunale non sarebbe neppure in grado di fotografare con precisione la propria situazione contabile.
Ma il passaggio più inquietante riguarda il clima interno a Palazzo Castropignano. La commissaria parla apertamente di omertà: dipendenti che aspettano che la commissione faccia le valigie per non essere coinvolti, mancate segnalazioni, silenzi pesanti. In alcuni casi gli uffici sarebbero rimasti addirittura chiusi a chiave, con documenti difficili da reperire e stanze bloccate da personale ormai in pensione.
Il verdetto della commissaria è netto e non fa sconti a nessuno: “Qui il fallimento è della politica”. Destra o sinistra, poco cambia: dal 2011 in poi le amministrazioni si sarebbero mosse sempre all’interno di situazioni di dissesto o di cattiva gestione.
Parole che hanno immediatamente acceso lo scontro politico in città.
Tra i primi a intervenire c’è CIRO Guerriero, aspirante sindaco alle prossime elezioni comunali, che parla di una fotografia “drammatica ma purtroppo realistica”.
“Le parole della commissaria Caruso – afferma Guerriero – confermano quello che tanti cittadini denunciano da anni. Caserta è stata amministrata male, senza visione e senza responsabilità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un Comune indebolito, servizi carenti e una struttura amministrativa che va completamente ricostruita”.
Per Guerriero la questione non è solo contabile ma politica: “Non basta gestire l’emergenza dei debiti. Serve una rivoluzione amministrativa fatta di trasparenza, competenze e merito. Bisogna restituire dignità ai dipendenti onesti e ricostruire la fiducia tra istituzioni e cittadini”.
L’aspirante sindaco punta il dito anche contro quella che definisce “una stagione politica che ha lasciato macerie”.
“Caserta non può più permettersi improvvisazione e giochi di potere. È il momento di aprire una fase nuova, con regole chiare e con una classe dirigente che abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità”.
Nel frattempo la commissione straordinaria continua il lavoro di ricostruzione dentro il Comune. Un lavoro complicato, tra conti da chiarire, archivi da ricostruire e un clima interno che – a sentire la commissaria – resta tutt’altro che collaborativo.
La sensazione, però, è che il vero conto politico di questa storia dovrà ancora arrivare. E arriverà alle urne.













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