l’elettore indignato
Non sappiamo perché, ma le vicende giudiziarie esplose in queste ore richiamano alla memoria un vecchio verso imparato sui banchi di scuola:
“Ei fu.”
Alessandro Manzoni. Il 5 maggio.
La caducità della gloria umana.
Spogliandoci per un momento degli abiti sudati del cronista e indossando quelli, più scomodi, della mediazione culturale, non possiamo che ribadire un punto fermo: garantismo pieno fino al verdetto finale.
Ma garantismo non significa silenzio.
E neppure cecità.
Quella che si sta consumando è una pagina drammatica che riguarda il litorale Domitio, ma che – inutile nasconderlo – condiziona l’intera realtà casertana.
E che riporta a galla una vecchia, sgradevole verità:
le relazioni strutturali tra corruttori e corrotti.
L’attenzione mediatica e dell’opinione pubblica si è concentrata quasi esclusivamente sul consigliere regionale Giovanni Zannini e sui sindaci che – secondo l’impianto accusatorio – ruoterebbero attorno al suo presunto sistema politico.
Molto meno, invece, sui corruttori, su quella massa silenziosa di sostenitori, mediatori, lobbisti, portatori di interessi che avrebbero alimentato quel sistema.
Eppure è proprio lì che dovrebbe annidarsi la vera inquietudine.
Zannini – come già accadde per Nicola Cosentino – sembra aver finito per incarnare e personificare, nell’immaginario collettivo, il desiderio smodato di potere e corruzione.
Un parafulmine perfetto.
Un uomo solo su cui scaricare tutto.
Intanto, mentre i riflettori sono puntati su di lui e sulla sua attuale collocazione politica, i vertici regionali sembrano sbiadire nella memoria collettiva.
A partire da Vincenzo De Luca.
Eppure il movimento del presunto asse Zannini–De Luca, nel centrosinistra casertano, nasce dopo la prima elezione di Zannini, per implementare e rafforzare il civismo del governatore salernitano in provincia.
E i fatti oggi contestati affondano le radici proprio in quella fase politica.
Questo aspetto, però, sta passando in sordina.
Così come resta sullo sfondo una domanda decisiva:
come si sono interfacciati i sistemi di potere casertani con Zannini e con i suoi sindaci?
Le lobby locali, i mondi economici, i centri di influenza trasversali.
C’è un’analisi puntuale sugli appalti, sul comparto rifiuti, sull’ASL, sulle dinamiche clientelari.
Manca ancora una lettura chiara dei sovrasistemi.
E qui torna utile una vecchia teoria dello psicologo Urie Bronfenbrenner:
non si può comprendere il comportamento di un individuo senza analizzare le interazioni con i sistemi sociali e ambientali che lo circondano.
Tradotto:
la vicenda Zannini, dopo il caso Cosentino, è una spia luminosa di un malessere culturale, morale, politico e sociale della società casertana.
Dove il voto democratico viene spesso vissuto come merce di scambio.
Se l’impianto accusatorio dovesse reggere, allora Zannini non sarebbe un’anomalia, ma la risposta politica a una domanda diffusa: quella di una massa di corruttori che chiede un politico capace di “risolvere”, in un contesto profondamente malato come il litorale Domitio e il casertano.
Un uomo che avrebbe risposto a quel bussare continuo.
E per quella risposta oggi la Procura invoca il carcere.
Personalmente, questa vicenda fa precipitare il litorale Domitio in una notte ancora più buia, una notte che da decenni avvolge le città domitiane e l’agro aversano.
E l’alba non si intravede, anche perché è più comodo condannare i corrotti che interrogarsi sul malcostume dei corruttori, spesso giustificati con frasi come:
“sa come si fa”,
“il mondo va così”.
In questa notte si muovono anche finti giustizialisti, moralisti a corrente alternata, politici pronti a restaurare vecchi sistemi, giornalisti da telemarket, neomelodici del degrado estivo, clienti, colletti bianchi intoccabili che hanno sempre saputo restare nell’ombra.
Zannini, forse, paga lo scotto di aver traslato il modello Mondragone sull’intera provincia e in Regione.
Da lì lo scontro con altri modelli di potere.
Resta una domanda finale, la più inquietante:
cosa accadrà dopo Zannini?
Per come sono ridotti Caserta e il litorale Domitio,
il nome del prossimo lo possiamo già scrivere in anticipo.














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