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Il commissario della Fondazione Villaggio riesce nell’impresa di stupire. E non in positivo

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Ancora una volta Antonio Caradonna commissario della Fondazione Villaggio riesce nell’impresa di stupire. E non in positivo. Dopo due anni alla guida dell’ente, pensavamo avesse almeno imparato le sigle sindacali. E invece no.

Data 06/02/2026, Protocollo n. 03516: in bacheca compare un avviso surreale. Traduzione: lo SNALS non sarebbe “riconosciuto” dall’ente. Così, de botto. Come se i sindacati nascessero per concessione del commissario di turno.

Piccolo promemoria per chi evidentemente ha saltato qualche capitolo del manuale base della pubblica amministrazione: lo SNALS – Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola – esiste dal 1976. Non ieri. Non la settimana scorsa. Dal ’76. Nato come sindacato “antiideologico”, autonomo dai partiti e dalle loro correnti, rappresenta personale di scuola, università, AFAM e ricerca su scala nazionale, con articolazioni regionali e provinciali. Non è un club del calcetto del venerdì sera.

Funzionamento elementare: i sindacati, quando c’è una vertenza o un tavolo di confronto, delegano propri iscritti. È così ovunque. Aziende, enti, fabbriche, scuole. E sì, anche nella Fondazione Villaggio.

Per due anni, infatti, tutto liscio. Lo SNALS manda un proprio iscritto ai tavoli? Nessun problema. Forse perché in quei due anni si è navigato in acque tranquille. O forse perché nessuno si era preso la briga di alzare la voce su questioni davvero sostanziali.

Poi, improvvisamente, quando si entra nel merito. Quando si chiede confronto vero. Quando si pretende dibattito su temi pesanti. Ecco che scatta la magia: il sindacato “non è riconosciuto”.

Un potere quasi sovrannaturale: riconoscere o disconoscere sigle sindacali a piacimento. Altro che Ministero, altro che rappresentatività nazionale. Qui basta un foglio in bacheca.

Il punto, però, è politico e gestionale. In una fase delicatissima per la Fondazione – criticità evidenti, allarmi continui, clima interno teso – servirebbe lucidità, senso istituzionale, capacità di mediazione. Non prove di forza degne di un cortile condominiale.

Perché nei momenti di crisi si costruiscono ponti, non si alzano cartelli di divieto. Si dialoga con le rappresentanze dei lavoratori, non si decide chi esiste e chi no.

Ora la palla passa allo SNALS e alle sedi competenti. Non per una questione di bandierine, ma di principio: la rappresentanza sindacale non è materia discrezionale. Non è una concessione. È un diritto.

E mentre pochi giocano alla guerra delle sigle, a pagare il prezzo sono sempre gli stessi: i dipendenti, incastrati in una palude gestionale che qualcuno ha contribuito a creare e che altri ora fingono di non vedere.

Sipario? No. Qui la commedia è appena iniziata

 
   
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