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IL RIONE IACP COME UNA HOLDING DELLA DROGA: CHI COMANDA, CHI SPARA, CHI INCASSA (SECONDO GLI INQUIRENTI)

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IL RIONE IACP COME UNA HOLDING DELLA DROGA: CHI COMANDA, CHI SPARA, CHI INCASSA (SECONDO GLI INQUIRENTI)

Altro che quartiere popolare. Secondo gli inquirenti, il rione ex Iacp di Santa Maria Capua Vetere si sarebbe trasformato in una vera e propria zona franca dello spaccio, una piattaforma logistica della droga dove regole, prezzi e gerarchie non li detta il mercato, ma le pistole.

Il blitz della Polizia di Stato – coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – ha portato all’esecuzione di 14 misure cautelari, a cui si aggiungono 3 minorenni raggiunti da provvedimenti analoghi. Tutti, va ricordato, gravemente indiziati (parola chiave: indiziati) di far parte di un sodalizio armato dedito al traffico di stupefacenti e a una lunga teoria di reati che vanno dall’estorsione all’omicidio, passando per armi, droga e telefoni usati dietro le sbarre.

Un catalogo criminale che, secondo la Procura, racconta molto più di una banda improvvisata: racconta un’organizzazione strutturata, con ruoli, regole e una precisa ambizione espansionistica.

LA GUERRA IN CASA: QUANDO LO SPACCIO DIVENTA UN CAMPO DI BATTAGLIA

Le indagini parlano chiaro (sempre secondo gli atti): tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, nel rione sarebbe esploso un conflitto interno per il controllo delle piazze di spaccio. Non discussioni da condominio, ma stese, tentati omicidi e regolamenti di conti.

Il punto di non ritorno – secondo gli investigatori – arriva nella notte di Capodanno 2024. Mezz’ora dopo la mezzanotte, mentre la città festeggia, Emanuele Nebbia, 26 anni, cade a terra colpito alla testa da un proiettile mentre accende i fuochi d’artificio. Un omicidio che, per gli inquirenti, segna il passaggio di consegne definitivo: chi resta in piedi, comanda.

E chi comanda, detta legge. Prezzi della droga, turni, pusher autorizzati, approvvigionamenti obbligati. E guai a fare di testa propria.

IL METODO: CAMORRA, MANUALE D’ISTRUZIONI

Dopo l’omicidio, sempre secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe assunto il pieno controllo dello spaccio nel rione Iacp, usando un repertorio che sa tanto di camorra classica:
– sostegno economico ai detenuti e alle famiglie
– controllo delle abitazioni popolari
– uso di minorenni
– disponibilità di armi e fiancheggiatori
– intimidazioni sistematiche
– eliminazione dei concorrenti

Altro che microcriminalità. Qui, dicono gli atti, si ragiona da impresa criminale, con tanto di strategie di espansione verso il resto della città e i comuni limitrofi.

LA DROGA NON CONOSCE CONFINI (E NEMMENO SCRUPOLI)

Cocaina, crack, hashish: quantità ingenti, secondo gli investigatori. Tanto che alcuni degli indagati erano già stati arrestati in flagranza nel corso dell’indagine. Un flusso continuo, alimentato da una macchina che – sempre secondo l’accusa – funzionava a pieno regime.

Il blitz, con elicotteri, Squadra Mobile, Reparto Prevenzione Crimine e rinforzi vari, restituisce l’immagine plastica di uno Stato che prova a riprendersi pezzi di territorio. Resta ora la fase processuale, dove tutto dovrà essere verificato e dimostrato.

Nel frattempo, una cosa è certa: se le accuse troveranno conferma, il rione Iacp non era solo un quartiere. Era un mercato. E qualcuno pensava di esserne il monopolista.

 
   
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