CASERTA – La saga infinita dei rifiuti torna… a fare rumore, ma questa volta a restare col sacco in mano rischia di essere la SACE.
Il Comune di Caserta si prepara a difendere davanti alla Corte d’Appello di Roma il lodo arbitrale che ha già mandato in fumo la richiesta-monstre da quasi 10 milioni di euro avanzata dalla storica (e ormai liquidata) ex regina dell’igiene urbana cittadina.
Con una determina asciutta ma pesante come un macigno (RU n. 38 del 22 gennaio 2026), firmata dalla dirigente del settore Legale Maria Giuseppina D’Ambrosio, Palazzo Castropignano ha affidato la difesa all’avvocatura interna, scegliendo Lidia Gallo per resistere all’ennesimo assalto giudiziario. Traduzione: si va avanti senza tremare, forti di una vittoria già incassata in arbitrato ANAC.
La pretesa della SACE – società in liquidazione con sede storica in viale dell’Industria – affonda le radici negli anni ’90, quando l’appalto per l’igiene urbana (1996) sembrava non dover finire mai. Nel 2023 la società ha riprovato a battere cassa davanti alla Camera Arbitrale ANAC, chiedendo 9.820.140 euro per presunti adeguamenti del canone legati a manodopera, contratti collettivi e benefici contributivi evaporati col tempo.
Peccato che il Collegio Arbitrale, presieduto dal prof. avv. Gianpaolo Parodi, abbia chiuso la porta con un lodo secco (luglio 2025): domanda rigettata per un principio antico ma micidiale, il ne bis in idem. In parole povere: la partita era già stata giocata e persa. Dissenso isolato dell’arbitro di parte SACE, tanto per salvare la scena.
Ora la società ci riprova, impugnando il lodo e tornando a chiedere tutto: soldi, interessi, rivalutazioni e spese. Un déjà-vu giudiziario che il Comune respinge senza cambiare passo. Fuori l’avvocato esterno (impegnato in cattedra), dentro l’avvocatura comunale, con il placet della Commissione Straordinaria, che certifica la correttezza dell’azione amministrativa.
Il messaggio politico-amministrativo è chiaro: niente assegni facili, niente nostalgie da appalti anni ’90. Se la Corte d’Appello confermerà il lodo, si chiuderà – forse definitivamente – una telenovela giudiziaria lunga quasi trent’anni, simbolo di un’epoca in cui sui rifiuti si accumulavano non solo sacchetti, ma anche contenziosi milionari.
Finale aperto, ma con una certezza:
questa volta Caserta non vuole pagare per la storia.














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