La Procura fa sul serio.
E chiede il carcere dietro l’inferriate
Martedì scorso è arrivata la richiesta di custodia cautelare in carcere per Giovanni Zannini.
Ieri, è stata resa nota quella per Giorgio Magliocca.
Capo e vicecapo, secondo l’impostazione accusatoria.
Una catena di comando.
Una gerarchia netta, definita dagli inquirenti come inquietante.
Due figure politiche che, sempre secondo quanto ricostruito dalla Procura, avrebbero stretto già dal 2020 un patto stabile e duraturo, un’intesa che nel tempo avrebbe orientato scelte, relazioni e decisioni.
Un patto che non sarebbe rimasto solo nei corridoi del potere.
Qualche estate fa, infatti, i due si fecero riprendere in un video diventato oggi un documento dal peso simbolico enorme:
Zannini davanti alla telecamera, Magliocca al suo fianco.
Sorrisi. Sicurezza. Tono beffardo.
Un messaggio chiaro, quasi rassicurante, rivolto – secondo diverse letture – non solo all’opinione pubblica, ma forse anche a imprenditori, sostenitori, ambienti che su quel tandem avevano investito aspettative e interessi.
Il contenuto era semplice quanto perentorio:
“Siamo d’accordo su tutto. E lo saremo sempre.”
Oggi quelle immagini assumono tutt’altro significato.
Alla luce delle richieste di arresto, quel video appare come la rappresentazione plastica di un’alleanza che la Procura considera tutt’altro che politica.
Stessa vita.
Stesso percorso.
Forse, secondo l’accusa, stesso destino giudiziario.
Nello stesso procedimento, il pubblico ministero Giacomo Urbano ha inoltre richiesto misure cautelari anche per altre tre persone, ritenute – secondo l’accusa – coinvolte nel quadro investigativo:
– Cosimo Rosato, 58 anni, di Marcianise;
– Alfonso Valente, 56 anni, anch’egli di Marcianise, noto anche come allenatore di calcio;
– Gianpaolo Benedetti, 43 anni, imprenditore, residente a Quarto.
Ora la parola passa ai giudici.
E il sorriso, almeno per il momento, si spegne.














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