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L’EX SINDACO TROMBETTA E LA FASCIA TRICOLORE COME RELIQUIA SACRA

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Antonio Trombetta, da circa 24 ore ex sindaco di Marcianise, è riuscito là dove pochi credevano possibile: sorprendere anche chi, sin dal primo minuto del suo insediamento, lo aveva già archiviato sotto la voce “personaggio completamente posseduto dalla fascia tricolore”.
Un rapporto non politico, non istituzionale, ma mistico, carnale, esistenziale, al limite del patologico. Altro che primo cittadino: Trombetta sembrava vivere la carica come una missione salvifica, una vocazione mariana, un sacramento amministrativo.

E così, quando i consiglieri di opposizione decidono di andare dal notaio per dimettersi in blocco e staccare la spina all’amministrazione, il nostro eroe civico sfodera una ricostruzione dei fatti che definire “fantasiosa” sarebbe un complimento. Più che una versione, una sceneggiatura.
Genere: thriller politico. Titolo provvisorio: Assalto alle poltrone – La vendetta del centrosinistra.

Ora, noi – ingenui – pensavamo che Trombetta non fosse strutturalmente attrezzato per una delle doti più diffuse nella fauna politica professionale: la capacità di raccontare balle industriali senza battere ciglio, purché utili alla propria sopravvivenza personale. E invece no: anche lui, alla fine, ha imparato a macinare frottole nel mulino dell’io.

A CHI CREDERE? FACILE: ZERO SUSPENSE

Tra Antonio Trombetta e Lina Tartaglione, per noi il dubbio non esiste.
Abbiamo seguito passo passo le ultime 72 ore. Sappiamo molto più di quanto abbiamo scritto. E se qualcosa non è stato pubblicato non è per prudenza politica, ma per igiene giornalistica: senza certezze matematiche, non si spara.

Parlando con Lina Tartaglione, la versione trombettiana dell’“assalto alla diligenza” si scioglie come neve sporca al sole. Altro che corsa alle poltrone: c’era un confronto esclusivamente programmatico, limpido, lineare, persino noioso – dunque autentico.

E chi conosce Tartaglione sa che, pur con tutti i limiti di una figura politica catapultata forse troppo presto nell’arena, una cosa non le manca: il senso della reputazione personale e professionale. Difetto raro, di questi tempi.

ALTRO CHE SETTE NOMI: QUI SI RISCRIVEVA IL PROGRAMMA

Non è vero che Pino Moretta abbia portato un elenco di sette nomi al sindaco.
È vero, invece, che il documento programmatico è stato riscritto almeno tre volte, con Trombetta perfettamente consenziente, firma morale inclusa.

Il progetto prevedeva discontinuità vera:
– fuori i ribaltonisti seriali (Pratillo, Nicola Russo, Guerriero)
– ridimensionamento drastico di Pasquale Salzillo
– rotazione di Angelo Piccolo, signore incontrastato delle concessioni edilizie da quasi un decennio

Poi, improvvisamente, Trombetta cambia idea.
Perché? Probabilmente perché tornano a bussare alla porta i soliti noti: De Martino, Salzillo, Letizia & Co., con l’idea geniale di usare quei 15-18 giorni per tentare l’ennesima pesca a strascico tra i consiglieri.

“ASSALTO ALLE POLTRONE”? LO DICE CHI HA SEMPRE AVUTO LA SACCHETTA PRONTA

Sentire parlare di “assalto alla diligenza” da uno che per 30 mesi ha camminato con la sacchetta dei trenta denari sempre in tasca è, francamente, un’esperienza mistica.

Parla di voracità clientelare.
Lo dice chi ha messo insieme tre ribaltoni certificati:

  1. Pratillo, ricompensato con la concessione Blucar (parentela inclusa)

  2. Nicola Russo, uomo-cerniera di Zannini, con tanto di gestione morbida dell’ex Consorzio Idrico e “collaborazioni” familiari all’ITL

  3. Raffaele Guerriero, promesse mai mantenute e poltrone immaginarie

Parlare di etica, da queste parti, è come fare catechismo in un casinò.

LA PAROLA MAGICA: “TRADIRE”

Se volessimo sintetizzare i due anni e mezzo di Trombetta con una parola sola, sarebbe TRADIMENTO.
Ne ha collezionati almeno sei.
L’unico mai consumato? Quello verso Giovanni Zannini. E non è un caso.

Il legame tra Zannini e Gabriele Trombetta (nipote del sindaco) è talmente stretto da aver trasformato la questione dell’ex Consorzio Idrico in una zona a sovranità sospesa. Trombetta eseguiva, Zannini dirigeva.

Grottesco l’ultimo consiglio comunale: Trombetta, in versione giudice fallimentare fai-da-te, che garantisce una soluzione quasi per augurio al concordato preventivo dell’ITL.
Più che amministrazione, voodoo istituzionale.

IL SETTIMO GIORNO NON SI RIPOSA: SI CADE

Il settimo tradimento – il più grave – è quello verso Maria Luigia Iodice, la donna che politicamente lo aveva creato. Abbandonata, umiliata, scaricata per compiacere Salzillo & sistema.

E così, mentre Trombetta si “riposa” come nel settimo giorno biblico, il riposo diventa tossico, interamente dedicato alle esigenze di Zannini e del nipote Gabriele.

Questi sono i fatti.
Questo raccontano due anni e mezzo di sindacatura.
E chi oggi casca dal pero, probabilmente, ha vissuto negli ultimi trenta mesi nel Paese dei Balocchi.

 
   
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