Con animo colmo di dolore, ma anche di speranza cristiana, la Chiesa di Caserta affida al Signore monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito, che ha concluso la sua giornata terrena all’età di 91 anni.
A darne l’annuncio è stato il vescovo Pietro Lagnese, con parole che sono già preghiera:
«Con profondo dolore vi annuncio che monsignor Nogaro ha concluso la sua giornata terrena. Affidiamo padre Nogaro alla misericordia di Dio e ringraziamo il Signore per averlo donato a tutti noi».
Nato a Gradisca, in provincia di Udine, nel 1933, ordinato sacerdote nel 1958, mons. Nogaro ha risposto per tutta la vita a una chiamata esigente, vissuta con radicalità evangelica. Nel 1982 san Giovanni Paolo II lo chiamò all’episcopato come vescovo di Sessa Aurunca; nel 1990 divenne pastore della Chiesa di Caserta, che ha guidato per 19 anni, fino al 2009. Anche dopo il ritiro per limiti di età, scelse di restare accanto al suo popolo, continuando a vivere all’ombra della Reggia, come padre tra i suoi figli.
È stato un vescovo di frontiera, un pastore che non ha mai separato l’annuncio del Vangelo dalla vita concreta. Ha alzato la voce contro la camorra, chiamandola senza ambiguità un male assoluto che uccide la speranza e la dignità dei poveri. Lo ha fatto non per spirito di contrapposizione, ma per fedeltà al Vangelo e per amore della sua terra.
La sua fede lo ha condotto naturalmente accanto agli ultimi: i disoccupati, i migranti, gli esclusi. Convinto che nessuno sia straniero sulla terra, ha servito a lungo nella Commissione ecclesiale per le migrazioni della CEI, testimoniando una Chiesa che accoglie, accompagna e difende.
Con lo stesso spirito ha combattuto battaglie coraggiose per la custodia del creato, dalla bonifica di Lo Uttaro alla chiusura delle cave dei Monti Tifatini, consapevole che difendere l’ambiente significa difendere la vita, soprattutto dei più fragili.
Profondamente uomo di pace, mons. Nogaro non ha mai taciuto di fronte alla guerra. La sua posizione, talvolta scomoda, nasceva da una fede che prende sul serio il comandamento “Non uccidere”. Nel 2000 ha ricevuto dalla Regione Campania il Premio per la Pace e i Diritti Umani, insieme a Nelson Mandela e Daisaku Ikeda. Fino agli ultimi anni ha continuato a levare la sua voce profetica contro ogni forma di violenza e sopraffazione.
Tra le battaglie più care al suo cuore, il sostegno alla canonizzazione di don Peppe Diana, sacerdote ucciso dalla camorra nel 1994. Nogaro lo definiva “martire della libertà” e vedeva nella sua testimonianza il segno di una Chiesa che non arretra davanti al male. Un legame profondo, riconosciuto dallo stesso don Diana, che in una sua omelia lo indicò come modello di vescovo vicino al popolo e ai poveri.
Oggi Caserta perde un pastore, un maestro, un padre nella fede. Ma la Chiesa non piange come chi non ha speranza.
Resta la sua eredità: una fede incarnata, che non ha paura di sporcarsi le mani; una parola mite e coraggiosa; una speranza ostinata, capace di indicare, anche nelle notti più buie, un orizzonte di giustizia, pace e Vangelo vissuto.
Ora che il suo cammino terreno si è compiuto, lo affidiamo alla misericordia del Padre, certi che il bene seminato continuerà a portare frutto.















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