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Nella Reggia scatta la rivolta dei lecci che aspettano il verdetto: cure amorevoli o trasformazione in legna istituzionale.

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CASERTA – La rivolta dei lecci è ufficiale, con tanto di comparse, slogan, bandiere e immancabile palcoscenico politico. Stamattina il Parco Reale della Reggia di Caserta è sembrato un incrocio tra Woodstock ecologista e comizio pre-elettorale, con la minaccia suprema sullo sfondo: la maxi-sega istituzionale pronta a radere al suolo 750 lecci, rei confessi di essere secolari ma non allineati.

Il presidio, orchestrato dalla Lipu di Caserta del sempreverde Matteo Palmisano, ha richiamato il gran raduno delle sigle: Francesco Emilio Borrelli in versione tribuno del popolo, i verdi Rosario Pugliese e Francesco Mincione, il consigliere regionale Raffaele Aveta e una processione di associazioni lunga quanto il viale della Reggia. Tutti stretti attorno allo slogan evergreen: “Giù le mani dagli alberi” (che funziona sempre, come “piove governo ladro”).

Secondo i manifestanti, l’operazione lecci è una cura medievale: starnutisci? Ti amputiamo. Anche perché le famose perizie – quelle che girano più delle fotocopie agli esami universitari – parlano chiaro: alberi davvero malati meno del 10%. Traduzione dal tecnico: per salvarne qualcuno, li ammazziamo tutti. Altro che metodo scientifico: metodo Attila, con motosega.

Borrelli, microfono saldo e vena giugulare in modalità 4K, tuona: “Decisione incomprensibile, mai vista una strage del genere”. E chiarisce: il verde non è un mobile Ikea, non si smonta e si rimonta a piacere. Qui siamo davanti a un patrimonio identitario europeo, roba che se avesse le gambe scapperebbe chiedendo protezione internazionale all’UNESCO.

Nel frattempo, l’interrogazione parlamentare spedita mesi fa al ministro della Cultura Giuli continua a vivere una vita propria, probabilmente dispersa in qualche triangolo delle Bermude ministeriale. Silenzio assoluto. E quando la politica tace, la motosega prende parola.

Dal fronte opposto, però, arriva il contropiede istituzionale. L’ex capogruppo di Fratelli d’Italia Pasquale Napoletano accusa: “Attacco violento e volgare”. Non contro le motoseghe, sia chiaro, ma contro il dibattito. Per lui la Reggia è un tempio della competenza, un santuario del rigore scientifico, un’eccellenza mondiale che – dettaglio non secondario – dà fastidio.

Secondo Napoletano, il problema non sono i lecci che cadono, ma i toni che salgono. Le decisioni sono difficili, tecniche, sofferte, piene di parole lunghe e grafici incomprensibili. Chi protesta, evidentemente, non capisce. O peggio: strumentalizza (che è sempre l’accusa jolly).

Morale finale? A Caserta gli alberi tremano, i cittadini marciano, i politici si scaldano, i candidati scaldano i motori e il Ministero resta in silenzio monastico.
I lecci, intanto, aspettano il verdetto: cure amorevoli o trasformazione in legna istituzionale.

 
   
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