Fine della partita. Emilio Martinelli, alias ’o Barone, 42 anni, di San Cipriano d’Aversa, figlio di Enrico, storico nome dei Casalesi, è tornato dietro le sbarre. I carabinieri lo hanno trasferito nel carcere di Bari dopo che la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei suoi legali, rendendo definitiva la condanna per associazione mafiosa.
Tradotto: niente più domiciliari. Il provvedimento dispone il carcere e mette il sigillo finale su una sentenza che in Appello aveva già ridotto la pena da 10 a 8 anni, escludendo il ruolo di capo della cosca sanciprianese ma confermando l’appartenenza piena al sodalizio camorristico.
’O Barone era ai domiciliari proprio in forza del verdetto di secondo grado. Ora, con l’ultima parola della Suprema Corte, la condanna diventa irrevocabile.
La storia giudiziaria di Martinelli non è un capitolo isolato, ma un tassello del mosaico che racconta gli equilibri interni al clan dei Casalesi, in particolare l’orbita Bidognetti. Il suo nome emerge nelle indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Aversa e della Squadra Mobile di Caserta, confluite prima nell’arresto di Oreste Reccia (2021) e poi nell’operazione del 2022 contro la cosca Bidognetti, guidata da Gianluca “Nanà”, figlio del boss ergastolano Cicciotto ’e Mezzanotte.
A inchiodarlo, secondo l’accusa, anche le parole dei collaboratori di giustizia. Vincenzo D’Angelo, detto Biscottino, genero dello stesso Cicciotto, lo colloca stabilmente nel clan: non solo estorsioni, ma un ventaglio di affari che va dallo spaccio di droga alle truffe sul Superbonus 110%, fino al noleggio di auto di lusso. Attività emerse nelle indagini ma rimaste fuori dal perimetro formale del processo d’Appello.
Non è stato il primo a parlare. Già nel 2018 Walter Schiavone, figlio di Sandokan, lo indicava tra coloro che versavano parte dei proventi dello spaccio. E ancora prima, nel 2013, Eduardo Di Martino e Raffaele Maiello avevano ricostruito i suoi rapporti con Carmine Schiavone, detto Carminotto, raccontando un coinvolgimento precoce negli affari illeciti, favorito anche dal peso criminale del padre Enrico.
Secondo la Dda di Napoli, la crescita criminale di Martinelli avrebbe generato frizioni interne sia con il gruppo Bidognetti sia con la famiglia Schiavone. A chiudere il cerchio, intercettazioni e attività di osservazione che nel 2023 portarono i pm antimafia Maurizio Giordano e Francesco Raffaele a chiederne e ottenerne l’arresto.
Ora la parola fine è scritta in calce dalla Cassazione.
Per ’o Barone il tempo delle carte bollate è finito: la condanna è definitiva e il carcere torna a essere l’unico orizzonte. Dovrà scontare ancora cinque anni.















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