Altro che chiacchiere da corridoio: qui si parla di richiesta di arresto in carcere. La Procura non usa mezzi termini e mette nero su bianco un impianto accusatorio che, se confermato, racconta molto più di una semplice “vicenda amministrativa controversa”.
Il cuore dell’accusa per Giovanni Zannini è la corruzione, declinata nella sua versione più creativa: l’aggiramento delle norme regionali in materia ambientale attraverso un verbale “acrobatico” della Commissione Edilizia Ambientale del Comune di Castello del Matese. Un atto che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto una funzione precisa: neutralizzare l’obbligo della Vinca per l’ampliamento mastodontico del caseificio La Spinosa di Cancello ed Arnone, di proprietà di Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio.
Peccato che i lavori di ampliamento fossero già stati realizzati, nonostante:
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la Vinca non fosse perfezionata
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la Regione Campania avesse espresso diniego formale
Insomma: prima si costruisce, poi – eventualmente – si sistema la carta. E se la carta non torna, la si piega. Secondo l’accusa, con la collaborazione di una commissione comunale fin troppo compiacente.
Chi vuole farsi un’idea può digitare su Google: “Zannini indagato”, “Griffo indagati”, “caseificio La Spinosa”. Il materiale non manca.
LA CROCIERA COME “CORRISPETTIVO”
Sempre secondo la Procura, il prezzo della disponibilità sarebbe stato pagato anche in natura: una mini-crociera a Capri a bordo dello yacht Camilla, spesata dai Griffo. A bordo, oltre a Zannini, anche Alfredo Campoli, imprenditore di Mondragone, fedelissimo politico e persino compare di nozze.
La posizione di Campoli è stata stralciata. Il che, tradotto dal burocratese giudiziario, non significa assoluzione, ma solo che per lui potrebbe esserci un’altra partita aperta, con altri fascicoli, altri accertamenti e – magari – altre destinazioni.
I GRIFFO: FUORI DALLA CAMPANIA
Per Luigi e Paolo Griffo la Procura chiede il divieto di dimora in Campania. Il loro caseificio, intanto, resta sotto sequestro, misura cautelare già passata indenne sia al Riesame sia in Cassazione. Non esattamente un dettaglio.
LA CONCUSSIONE: IL SECONDO FILONE
Il secondo fronte è ancora più delicato: concussione ai danni dell’ex direttore sanitario dell’ASL, Enzo Iodice. Secondo l’ipotesi accusatoria, Zannini lo avrebbe sottoposto a pressioni reiterate per ottenere documenti riservati, utili ad alimentare quella che gli inquirenti definiscono una macchina clientelare portata al massimo regime di potenza.
Iodice non cede. E viene silurato. Non con una lettera, non con un atto formale, ma – raccontano le carte – con una telefonata perentoria del super dirigente regionale Antonio Postiglione.
Una telefonata che, per peso politico e modalità, difficilmente – si osserva – sarebbe potuta partire senza coperture superiori. Il riferimento implicito è alla catena di comando regionale: De Luca, Bonavitacola, e a una stagione di potere che sembra non conoscere mai un vero epilogo.
E ADESSO?
Il quadro è tutt’altro che chiuso. I documenti dell’autunno 2024, le perquisizioni, gli interrogatori già svolti e quelli che verranno potrebbero aggiungere nuovi tasselli.














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