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Professoressa accoltellata da giovanissimo per ingiustizie subite

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Una lunga lettera in inglese, lucida e inquietante, dal titolo inequivocabile: “La soluzione finale”. Un vero e proprio manifesto di morte e vendetta scritto e pubblicato su un canale Telegram creato dallo stesso autore appena cinque giorni prima.

È questo il documento che precede l’aggressione compiuta da uno studente di 13 anni contro la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi. Il ragazzo, ieri mattina, ha perfino trasmesso in diretta video l’accoltellamento avvenuto a scuola.

Nel testo, il tredicenne racconta una vita che definisce segnata da ingiustizie e arriva a quella che considera la “soluzione perfetta”: uccidere la sua insegnante, ritenuta colpevole di prenderlo di mira e umiliarlo davanti ai compagni.

Il giovane si descrive come una vittima e mostra di essere consapevole delle conseguenze legali: sa di non poter finire in carcere perché non ha ancora compiuto 14 anni. Scrive di voler rompere una routine che giudica insopportabile “nel modo più estremo possibile”, aggiungendo che le regole non dovrebbero essere seguite ma infrante.

Le accuse contro l’insegnante e la rabbia verso il mondo adulto

Nella lettera il ragazzo torna più volte sull’insegnante, sostenendo di essere stato deriso e umiliato nonostante una diagnosi di disturbo dell’attenzione. Una situazione che, secondo il suo racconto, lo avrebbe portato a coltivare pensieri di violenza anche contro i genitori.

In un passaggio scrive di aver tentato di uccidere il padre pochi giorni prima, senza riuscirci. Racconta di essere stato sotto l’effetto del tramadol, un potente antidolorifico.

L’atto di accusa si allarga poi al mondo adulto: “La mia vita è dettata da adulti a cui non importa di me”, scrive. E ancora: l’insegnante, a suo dire, avrebbe abusato del suo potere riempiendogli la vita di sofferenza.

La preparazione dell’attacco

Nel manifesto il tredicenne descrive anche l’abbigliamento scelto per l’aggressione: mimetica militare e una maglietta con la scritta “vendetta”.

Spiega che non si tratta di una scelta casuale: “Mi vedo come un soldato che combatte per i propri diritti”, scrive, raccontando anche di possedere un coltello. Arriva persino a pubblicare la foto della maglietta, definita da lui “iconica”.

Il ragazzo sostiene di non seguire alcuna ideologia: “L’unico che conta sono io”, afferma nella lettera, che sarebbe stata poi pubblicata online da una ragazza conosciuta in chat, per la quale dice di provare dei sentimenti.

L’isolamento e la rabbia

Nelle ultime righe emerge un profondo senso di isolamento. Il tredicenne racconta di avere pochi amici, di essere considerato “strano e insopportabile”.

Confessa anche l’odio che prova nel vedere gruppi di coetanei ridere insieme: una scena che, scrive, lo farebbe infuriare.

Sono le parole finali prima di uscire di casa con un coltello e mettere in atto l’aggressione contro la sua insegnante.

 
   
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