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Rapina in casa Giaquinto, la Cassazione dice no alla retrodatazione: resta in carcere Ivan Zdravkovic

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La Corte di Cassazione – Seconda Sezione Penale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Ivan Zdravkovic, difeso dall’avvocato Vincenzo Strazzullo, contro l’ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva respinto la richiesta di retrodatazione dei termini di custodia cautelare relativi a una seconda misura di arresto emessa nei suoi confronti.

Zdravkovic, di origini slave e residente nel quartiere Secondigliano, è destinatario di due distinte ordinanze di custodia cautelare in carcere: la prima, emessa nel gennaio 2024, per un furto in abitazione; la seconda, molto più grave, emessa nel dicembre 2024, per i reati di rapina aggravata, sequestro di persona, associazione a delinquere e ulteriori furti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe operato più volte nella provincia di Caserta nel periodo compreso tra il 2023 e il 2024. In particolare, è ritenuto responsabile della violenta rapina e dei pestaggi avvenuti all’interno dell’abitazione-studio dell’avvocato Vittorio Giaquinto, dove, insieme ad alcuni complici, avrebbe aggredito e rapinato la vittima e il personale di servizio.

La difesa aveva sostenuto che la seconda ordinanza cautelare dovesse essere retrodatata alla prima, in quanto – a loro avviso – i termini massimi di custodia relativi al primo procedimento sarebbero già scaduti e avrebbero dovuto estendersi anche ai reati più gravi contestati successivamente.

Sia il Tribunale del Riesame di Napoli sia la Cassazione hanno però respinto tale tesi. I giudici di legittimità hanno chiarito che non sussistono i presupposti di legge per la retrodatazione, evidenziando come le due misure cautelari derivino da procedimenti distinti, seguiti da Procure diverse (Napoli per il primo furto, Santa Maria Capua Vetere per la rapina).

La Suprema Corte ha inoltre escluso l’esistenza di una connessione qualificata tra i fatti, precisando che la retrodatazione è ammessa solo in presenza di un unico disegno criminoso o di reati strettamente funzionali tra loro. Nel caso di specie, la rapina in casa Giaquinto è stata ritenuta un episodio autonomo, caratterizzato da una violenza inusuale e commesso con soggetti diversi rispetto ai precedenti furti.

Un ulteriore elemento decisivo riguarda il momento in cui gli indizi di colpevolezza sono divenuti sufficienti per l’adozione della seconda misura cautelare: secondo la Cassazione, le prove decisive – in particolare le intercettazioni – sono state analizzate e sistematizzate solo in una fase successiva, con un’informativa finale depositata dopo il rinvio a giudizio del primo procedimento.

Alla luce di queste considerazioni, la Corte ha confermato la piena validità della seconda ordinanza di custodia cautelare. La decisione riguarda esclusivamente la fase cautelare e non incide sul merito definitivo della vicenda.

Va ricordato che lo scorso 10 luglio, il Gup del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Alessia Stadio, ha condannato Zdravkovic a 13 anni di reclusione al termine del rito abbreviato per i reati di rapina e sequestro di persona ai danni dell’avvocato Giaquinto e dei suoi domestici. La sentenza non è ancora definitiva ed è atteso il giudizio di Appello.

Con la pronuncia di inammissibilità del ricorso, Zdravkovic è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.

 
   
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