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REGGIA DI CASERTA, BANDO “A MAGLIE LARGHE”: CHI METTERÀ LE MANI SUL PALAZZO PIÙ BELLO DEL MONDO?

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CASERTA – Il Ministero della Cultura ha pubblicato il bando per il nuovo direttore della Reggia di Caserta, uno dei monumenti più importanti d’Europa. Ma più che un concorso per trovare un gigante della cultura, il documento scarno e con requisiti larghi come l’uscita dell’Autostrada del Sole  sembra la porta spalancata alla solita lottizzazione politica.

Perché diciamocelo come sempre,senza ipocrisie: quando i bandi sono vaghi, la politica si prepara a piazzare qualcuno. E non sempre il migliore. Anzi.

Dopo gli anni del “bla bla internazionale” di Mauro Felicori e quelli quasi invisibili dell’attuale direttrice Tiziana Maffei, molti speravano in una scelta di alto profilo culturale, una figura capace di rilanciare davvero il Palazzo Reale più imponente d’Italia. Invece, tra i corridoi della politica già circolano nomi che fanno alzare più di un sopracciglio.

Tra le ipotesi che rimbalzano negli ambienti romani e campani compaiono Raffaela Pignetti, laureata in Beni culturali ma impegnata da anni in tutt’altro campo, e Luigi Roma, avvocato di Frignano. Professionisti rispettabili, per carità. Ma guidare la Reggia di Caserta non è dirigere una sagra o una riserva naturale con quattro lecci.

Il sospetto, neanche troppo velato, è che la nomina venga decisa come di solito più nelle segreterie dei partiti che nei curricula accademici. E questo mentre la Campania manda segnali politici pesanti: il referendum sulla giustizia ha visto il NO trionfare con percentuali bulgare – 65% in regione, 71% nella provincia di Napoli, 75% nel capoluogo. Numeri che dovrebbero far riflettere chi governa.

E invece niente: il rischio è che la Reggia diventi l’ennesima pedina dello spoil system.

Una domanda, allora, vola dritta a Palazzo Chigi:
cara Gioggia Meloni, davvero il centrodestra vuole giocarsi la credibilità culturale su una nomina di basso profilo?

Perché la Reggia di Caserta non è un ufficio qualsiasi. È un simbolo mondiale, un monumento che merita un direttore con visione, prestigio internazionale e competenza vera.

Altrimenti il messaggio è chiaro: la politica continua a trattare il patrimonio culturale come una poltrona da assegnare.

E a quel punto non basterà stupirsi se gli elettori ti voltano le spalle.
Perché davanti a certe nomine non c’è propaganda che tenga…kest’è!!!

 
   
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