Ripartono per l’ennesima volta i lavori al Policlinico Universitario di Caserta. Ma la riapertura del cantiere avviene nel silenzio più totale e in un clima di inquietante opacità. I lavoratori della Conca scrl, società dell’ATI impegnata nei lavori, sono stati licenziati in blocco a novembre e oggi vengono definitivamente esclusi dalla ripartenza. Nessuna reintegrazione. Nessuna tutela. Nessuna spiegazione.
Di seguito pubblichiamo il loro comunicato di denuncia.
I lavori al Policlinico Universitario di Caserta sono pronti a ripartire, ma senza chi per mesi ha garantito la continuità del cantiere. I lavoratori, licenziati collettivamente, vengono cancellati con un colpo di spugna mentre l’opera va avanti come se nulla fosse. E su tutto cala un silenzio assordante.
Università, sindacati, politica: tutti muti. Nessuna presa di posizione pubblica, nessuna assunzione di responsabilità, nessun chiarimento su quanto accaduto.
Eppure solo pochi mesi fa si parlava di rilancio dell’opera, di nuovi finanziamenti e di cronoprogrammi aggiornati. Poi, improvvisamente, la Conca scrl viene messa in liquidazione e, nel corso di una sola riunione sindacale, licenzia il 100% dei dipendenti. Nessun piano occupazionale, nessuna clausola di salvaguardia, nessuna garanzia di riassorbimento. Una procedura rapida e brutale che oggi, alla luce della ripartenza del cantiere, appare quanto meno sospetta.
Restano completamente oscuri i passaggi che hanno portato alla liquidazione, il ruolo del liquidatore, la gestione della procedura e i rapporti con le altre aziende dell’ATI. Così come resta incomprensibile come un’opera dichiarata fino a ieri improseguibile per “insostenibilità dei costi” possa oggi ripartire senza i lavoratori che la rendevano possibile.
Nel frattempo, nonostante appelli, comunicati e richieste formali indirizzate a consiglieri regionali e parlamentari del territorio, nessuno ha ritenuto necessario intervenire pubblicamente. Nessuna risposta. Nessuna domanda scomoda. Nessuna trasparenza.
Il rischio concreto è che questa vicenda diventi l’ennesimo caso emblematico di gestione opaca delle opere pubbliche, dove i cantieri vanno avanti e i lavoratori vengono espulsi senza rumore. Un silenzio che oggi pesa quanto i licenziamenti stessi e che rende inevitabile una domanda: dietro una procedura tanto rapida quanto oscura, c’è davvero solo ciò che viene raccontato?














Lascia un commento