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Zannini e Biagio Esposito, niente comparizione davanti ai pm, almeno per ora

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CASERTA – Invito a comparire? Meglio di no, grazie. Giovanni Zannini e Biagio Esposito, entrambi finiti nel mirino della Procura di Santa Maria Capua Vetere per una nuova inchiesta su presunte pratiche corruttive, hanno scelto la linea del silenzio strategico: niente comparizione davanti ai pm, almeno per ora. Decisione legittima, fanno sapere le difese, motivata dalla necessità di studiare carte e accuse con calma, prima di dire alcunché.

Per Zannini l’appuntamento con la giustizia è solo rinviato. L’audizione slitta a dopo il 4 febbraio, data già cerchiata in rosso per l’interrogatorio davanti al gip Daniela Vecchiarelli, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di arresto avanzata dalla Procura lo scorso agosto. Partita ancora apertissima.

Silenzio anche per Biagio Esposito, 85 anni,difeso da ll’avv.Stellato, veterano della politica casertana, già assessore e consigliere comunale, che ha esercitato il diritto di non rispondere. Ma le accuse che gli vengono contestate dai pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone sono tutt’altro che leggere.

Secondo l’impianto accusatorio, Esposito avrebbe messo sul piatto un pacchetto di voti organizzato a favore del consigliere regionale Zannini, ottenendo in cambio la promessa di assunzioni pilotate in società riconducibili a enti pubblici. Nel perimetro dell’accordo finiscono anche i “figli di”: il nipote di Esposito, figlio della consigliera comunale Dora Esposito, e Paolo V., figlio di un collega della stessa consigliera.

Ma non è tutto. L’ex assessore è accusato anche di estorsione. Il metodo? Sempre lo stesso, secondo la Procura: la minaccia di far cadere l’amministrazione comunale. Nel mirino sarebbe finito l’allora sindaco di Caserta, Carlo Marino, messo alle strette con l’arma del ritiro del voto della figlia Dora in Consiglio comunale. Per evitare la crisi politica, Carletto  questa la tesi  avrebbe incredibilmente ceduto.

Prima richiesta: la nomina dell’architetto Salvatore Natale a direttore del progetto di riqualificazione dell’ex caserma Pollio. Una nomina “suggerita” con un biglietto recapitato dall’allora consigliere Massimo Russo. Il via libera arriva nel maggio 2024, con la firma del RUP Franco Biondi, nome che compare anche in altre inchieste per corruzione e turbativa d’asta.

Un mese dopo, mentre in Municipio infuria la bufera giudiziaria, Esposito avrebbe preteso le dimissioni dell’assessore Emiliano Casale, ufficialmente dimessosi perché indagato per appalti pilotati. Non solo: secondo gli inquirenti, l’ex assessore avrebbe rivendicato un ruolo diretto anche nella gestione dei lavori stradali, facendosi aggiornare sullo stato delle vie cittadine tramite Francesco Cerreto.

Ultimo capitolo, via San Nicola: pressioni sulle ditte appaltatrici per riasfaltare vicoli “segnalati” da cittadini a lui vicini. Sempre con lo stesso avvertimento sullo sfondo: se non si fa, il voto in Consiglio salta.

A Caserta, più che un Comune, sembra il manuale Cencelli declinato in asfalto, incarichi e minacce politiche. E la Procura, questa volta, pare decisa ad arrivare fino in fondo.

 
   
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