CASERTA – Guerriero non le manda a dire e spara a pallettoni verdi.
L’aspirante sindaco entra nella querelle dei lecci della Reggia e ribalta il tavolo con una dichiarazione che sa di dagospia allo stato puro:
“Gli ambientalisti capitanati da Emilio Borrelli, oggi con la lacrimuccia pronta per il ‘sacrificio’ dei lecci solo perché stanno dentro un parco monumentale UNESCO, quindi fanno audience, foto, visibilità e qualche titolo. Alberi vip, insomma. Ma io li avrei voluti vedere a Viale Medaglie d’Oro, quando le palme cadevano come birilli. Li avrei voluti vedere a Corso Trieste, mentre sparivano i pini secolari dei giardinetti. Li avrei voluti vedere quando si praticavano tagli indiscriminati e capitozzature selvagge sotto le precedenti amministrazioni, nel silenzio generale.”
Traduzione non simultanea: difendere il verde va bene, ma solo se non è verde da salotto buono.
Secondo Guerriero, a Caserta esistono alberi di serie A (quelli della Reggia, fotogenici e internazionali) e alberi di serie C, abbattuti lontano dai riflettori, senza cortei, senza hashtag e senza indignazione certificata.
“Qui – sottintende – non è ambientalismo, è marketing arboreo.”
E mentre i lecci UNESCO fanno discutere mezza Italia, il resto del patrimonio verde cittadino resta sul marciapiede, segato e dimenticato, senza che nessuno abbia mai montato un presidio o stappato una polemica.
Sipario.















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