CHE N’GUACCHIO ALLA VANVITELLI. Altro che merito e studio matto e disperatissimo: qui si viaggia a spintarelle, pizzini e buste già apparecchiate. Protagonista della storia è il giudice di pace Rodosindo detto “Dodo” Martone, in servizio a Santa Maria Capua Vetere, che avrebbe chiesto una corsia preferenziale per la moglie nel concorso bandito dall’Università Vanvitelli per la scuola di specializzazione in farmacologia e tossicologia clinica, quella che apre le porte alla gestione delle farmacie ospedaliere.
Secondo gli inquirenti, la “mano santa” doveva arrivare dal medico Giuseppe D’Amico e soprattutto dal cugino Michele D’Amico, professore universitario e presidente della commissione di concorso. Il pacchetto sarebbe stato completo: elenco degli argomenti prima dell’esame, promessa di inserimento in graduatoria e rassicurazioni a raffica. In cambio? Il giudice avrebbe ricambiato con incarichi da consulente tecnico d’ufficio nelle cause risarcitorie. Do ut des, versione toghe e camici.
Il tutto emerge dalle indagini di Guardia di Finanza e Polizia di Caserta che hanno già portato a misure interdittive per giudici di pace e avvocati, più un arresto domiciliare, nell’ambito del grande filone sulle truffe assicurative da sinistri fantasma. Contorno ideale per un sistema dove tutto sembra negoziabile.
Dalle intercettazioni spunta anche il lato grottesco: l’ansia da prestazione della signora Merola, “di una certa età e da sistemare”, confusa perché gli argomenti da studiare sarebbero solo due… peccato che quelli ufficiali siano diciotto. Ma arriva la rassicurazione: “Mi devono fare santo, Elvira mi deve mettere in capo al letto”. Traduzione: tranquilla, escono quelli giusti.
E invece no. Nonostante l’aiutino, la candidata consegna un foglio in bianco su uno dei quesiti. Panico, rabbia e scaricabarile: “Bastava scrivere quattro cazzate”, si lamentano i presunti facilitatori. Peggio ancora lo sfogo finale della Merola: “Io me lo volevo comprare il concorso… tutti se lo comprano e io non ho trovato nessun canale”.
Morale della favola? Concorso tentato, spintarella fallita, sistema scoperto. E mentre i D’Amico restano indagati a piede libero per mancanza di gravità indiziaria, resta una certezza tutta italiana: anche quando il concorso è apparecchiato, bisogna almeno riempire il foglio.















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