CICLABILE O GIUNGLA URBANA?
Doveva essere il simbolo della mobilità sostenibile. È diventata un safari a pedali.
La pista ciclabile – quella inaugurata con tanto di forbici, fascia tricolore e discorsi sull’Europa green – oggi è sommersa da erba incolta degna della foresta amazzonica. Altro che corsia per bici: serve il machete.
Le foto parlano chiaro: sterpaglie alte, segnaletica coperta, cordoli invisibili. In alcuni tratti la linea bianca è un ricordo sbiadito sotto un tappeto verde spontaneo. Più che ciclabile, una “pista mimetica”: il ciclista scompare nella vegetazione e riemerge, se va bene, all’incrocio successivo.
E pensare che sulla carta doveva incentivare l’uso della bicicletta, ridurre traffico e smog, migliorare la qualità della vita. Missione compiuta? Non proprio. Perché tra buche nascoste dall’erba e rami che invadono la carreggiata, l’unico allenamento garantito è lo slalom.
La domanda è semplice: chi deve occuparsi della manutenzione? Perché inaugurare è facile. Tagliare l’erba, evidentemente, molto meno. Eppure la mobilità sostenibile non vive di rendering e post social: vive di manutenzione ordinaria, quella parola noiosa che nessuno mette nei comunicati.
Nel frattempo, la ciclabile resta lì. Monumento verde all’abbandono. Un corridoio teoricamente ecologico che oggi produce solo allergie e ironie.
Forse l’idea è innovativa: trasformare la pista in corridoio biodiversità. Peccato che le biciclette, in mezzo alla giungla, non volino. E la sostenibilità senza manutenzione resta solo uno slogan con l’erba alta.
Sulla pista ciclabile inghiottita dall’erba in Viale Beneduce arriva l’affondo dell’aspirante candidato sindaco Guerriero.
«Non è solo una questione di decoro – attacca – è una questione di sicurezza e di rispetto verso i cittadini. Una pista ciclabile non si inaugura e poi si abbandona. Non è un nastro da tagliare per la foto di rito: è un’infrastruttura che va curata, controllata, manutenuta».
Il riferimento è ai tratti oggi invasi da sterpaglie e vegetazione incolta, con segnaletica coperta e visibilità ridotta. «Così non si incentiva la mobilità sostenibile – prosegue – si mette a rischio chi prova a usarla. Famiglie, ragazzi, lavoratori che scelgono la bici meritano percorsi sicuri, non slalom tra rovi e rami».
Poi l’affondo politico: «Il problema non è l’erba che cresce. Il problema è l’assenza di programmazione. La manutenzione ordinaria deve essere ordinaria davvero, non straordinaria quando scoppia la polemica. Se governeremo questa città, istituiremo un calendario pubblico e verificabile degli interventi su strade, marciapiedi e piste ciclabili. I cittadini devono sapere quando e come si interviene».
Infine la stoccata: «La mobilità sostenibile non si fa con gli slogan né con le piste fantasma. Si fa con atti concreti e continuità amministrativa. Oggi quella pista è il simbolo di una gestione superficiale. Domani può diventare il simbolo di una città che funziona. Ma bisogna volerlo davvero».














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