Casertani o pseudo ma di cosa stiamo parlando, davvero?
Di una città che affoga nei debiti da vent’anni e che oggi si sveglia all’improvviso per difendere la “gestione” di Piazza Carlo di Borbone? Oppure di un sistema che si attiva compatto solo quando c’è da proteggere interessi privati ben precisi?
Perché è questo che sta succedendo dopo un (uno non duemila ma uno) articolo basato su un’indiscrezione, senza uno straccio di atto ufficiale, senza una richiesta pubblicata, senza un documento protocollato. Eppure, nel giro di poche ore, ecco la corsa: ex consiglieri, vecchie glorie della politica cittadina, commentatori seriali. Tutti allineati. Tutti pronti a difendere lo status quo.
La domanda è semplice: ma di cosa stiamo parlando?
Della gestione della piazza? Quale gestione? Quella che per anni è stata inesistente? Quella che di notte lascia spazio a spaccio e prostituzione, nel cuore della città e davanti alla Reggia di Caserta? Quella che di giorno si traduce in erba alta, rifiuti, ambulanti ovunque, degrado sotto gli occhi di turisti e cittadini? Quella con un’illuminazione ferma, insufficiente, indegna di uno dei luoghi simbolo d’Italia?
Questa sarebbe la gestione che qualcuno oggi difende con tanta foga?
E poi c’è un altro punto. Si parla tanto di eventi, di indotto, di turismo. Bene. Ma allora una domanda va fatta: chi utilizza la piazza per eventi di massa, chi porta migliaia di persone, chi costruisce business su quello spazio, perché non contribuisce a mantenerlo decoroso tutto l’anno? Perché il manto erboso porta ancora i segni evidenti dei grandi concerti? Perché i danni restano e la città dovrebbe pagare?
Allora il problema non è se gli eventi si fanno o non si fanno. Il problema è un altro. È un sistema in cui il pubblico arretra e il privato avanza, senza però assumersi fino in fondo la responsabilità del bene comune.
Non lo diciamo noi. Lo ha detto chiaramente la commissaria straordinaria Daniela Caruso: troppo spesso la politica ha favorito i privati a scapito dell’interesse pubblico. E oggi quella stessa politica – o meglio, quella stessa classe dirigente che da vent’anni governa, sbaglia, accumula debiti, si imbosca con lo scioglimento e poi riappare sotto un simbolo sempre nuovo – si ricompatta per difendere proprio quel modello.
Sempre gli stessi. Sempre dalla stessa parte.
Quelli che non sono stati capaci di tenere pulita una piazza, oggi vorrebbero rivendicarne la gestione. Quelli che hanno portato il Comune sull’orlo del baratro finanziario, oggi si ergono a difensori dell’economia cittadina. Quelli che per anni non hanno visto – o hanno fatto finta di non vedere – il degrado quotidiano, oggi si indignano per un’ipotesi.
E allora torniamo al punto.
Se davvero la direttrice Tiziana Maffei avesse chiesto all’Agenzia del Demanio di assumere la gestione della piazza, la domanda non è “perché adesso?”. La domanda è: con quale coraggio qualcuno potrebbe dire di no, guardando le condizioni in cui versa oggi Piazza Carlo di Borbone?
Meglio il pubblico o questo sistema parassitario politico imprenditoriale che si è costruito a Caserta?
Meglio una gestione che risponde a un’istituzione culturale dello Stato, o un equilibrio opaco fatto di interessi, eventi e politica che si muove solo quando conviene?
Caserta merita una risposta. Ma soprattutto merita di uscire da questo schema. Perché il vero scandalo non è un’indiscrezione. Il vero scandalo è lo stato in cui si trova la piazza più rappresentativa della città.
E su quello, stranamente, il silenzio dura da anni provate a sbugiardarci. Questa verità da fastidio come l’aspirante candidato Sindaco Guerriero che con la sua elezione porterà un radicale cambiamento a Castropignano.
CASERTA, LA GUERRA DELLA PIAZZA: TUTTI IN TRINCEA PER DIFENDERE IL “SISTEMA BORBONE”. MA DI COSA PARLIAMO, ESATTAMENTE?














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