Newsletter

Resta aggiornato su tutte le ultime news, gli eventi e le attività di Caserta Kest'è

Ultimi articoli

, ,

Nuovo Pinto ostaggio delle carte: il Comune frena, D’Agostino rischia il salasso e la Casertana resta appesa al mistero dei campi da tennis

Avatar Redazione
Home > Cronaca > Nuovo Pinto ostaggio delle carte: il Comune frena, D’Agostino rischia il salasso e la Casertana resta appesa al mistero dei campi da tennis

CASERTA – Il nuovo stadio Pinto continua a restare impantanato nei corridoi del Comune, tra carte, dubbi, silenzi e il solito retrogusto burocratico che a Caserta accompagna ogni opera pubblica destinata a cambiare davvero il volto della città.

Eppure, almeno sulla carta, la macchina sarebbe pronta a partire. La Caserta Stadium Srl — oggi controllata per il 66% dal Consorzio Conpat, con Casertana al 20%, Aurora Stadium dell’imprenditore ciociaro Ciuffarella al 10% e Consorzio Santa Rita al 4% — aspetta soltanto il via libera definitivo per rendere operativo il cronoprogramma del nuovo Pinto.

Ma il Comune continua a frenare. E il motivo, secondo quanto trapela, sarebbe legato all’ennesima eredità lasciata dall’onnipresente Franco Biondi, quando l’ingegnere dominava gran parte delle leve tecniche dell’amministrazione comunale.

Tutto nasce dalla questione del Tennis Club Caserta, che dovrà trasferirsi per consentire la realizzazione del nuovo stadio. Nel progetto originario era previsto che la società costruttrice realizzasse direttamente i nuovi campi da tennis e gli impianti sostitutivi. Ma Biondi, fedele al suo stile da regista permanente delle procedure pubbliche, avrebbe avanzato una proposta alternativa: niente lavori diretti da parte dei privati, ma versamento di un milione e mezzo nelle casse comunali, con successiva gara d’appalto gestita dal Comune per costruire il nuovo Tennis Club nell’area ex Saint Gobain.

Ed è proprio qui che si sarebbe incagliato tutto.

Il problema è che da allora gli assetti societari sono completamente cambiati. Aurora Stadium non è più socio di maggioranza, sostituito dal colosso Conpat, soggetto specializzato in grandi opere e pronto — almeno secondo quanto riferito — ad accettare qualsiasi soluzione pur di partire: realizzazione diretta dei campi oppure versamento del milione e mezzo al Comune.

Insomma: disponibilità totale. E allora perché il Comune continua a trascinare i piedi?

È questa la domanda che ormai circola apertamente negli ambienti sportivi e imprenditoriali cittadini. Perché se il nodo riguarda davvero solo i campi da tennis, e se la Caserta Stadium si è detta disponibile ad aderire sia alla formula originaria sia a quella “biondiana”, allora il traccheggiamento della commissione straordinaria rischia di diventare incomprensibile.

E il tempo stringe.

Perché la vicenda non riguarda soltanto cemento e cantieri: qui entra direttamente in gioco il futuro della Casertana. Entro metà giugno il club dovrà trovare circa un milione di euro per completare l’iscrizione al prossimo campionato di Serie C. E in città nessuno può fingere di non sapere quanto abbia già investito il presidente Giuseppe D’Agostino, che in questi anni ha tenuto in piedi la baracca con soldi propri e una passione che persino i suoi critici più severi fanno fatica a negare.

Il paradosso è che la soluzione finanziaria sarebbe praticamente pronta. Sul tavolo ci sarebbe infatti un fido da 55 milioni garantito da Deutsche Bank per sostenere l’operazione Caserta Stadium e consentire l’avvio concreto del progetto. E proprio grazie alla quota del 20% detenuta dalla Casertana nella società, il club rossoblù potrebbe beneficiare di un’anticipazione finanziaria utile a sistemare i conti dell’iscrizione e programmare con serenità la nuova stagione.

Ma tutto resta congelato finché il Comune non scioglierà questo nodo.

E allora la domanda finale diventa inevitabile: cosa sta realmente bloccando il nuovo Pinto? Perché se i motivi sono altri, la città ha diritto di conoscerli. Anche perché sarebbe surreale vedere una Casertana risorgere sul campo, riaccendere entusiasmo dopo anni di apatia e poi rischiare di schiantarsi contro l’ennesimo muro di burocrazia all’ombra di Palazzo Castropignano.

 
   
Avatar Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *