Nel grande teatrino della politica nazionale, Pina Picierno cambia scena e lascia il Partito Democratico. La vicepresidente del Parlamento europeo, volto storico del Pd e figura di rilievo originaria della provincia di Caserta, ha spiegato di non riconoscersi più nella linea politica della segreteria guidata da Elly Schlein.
Tradotto dal politichese: quando il copione non convince più, meglio cambiare palco che restare dietro le quinte. E così nasce “Spazio Pubblico”, il nuovo progetto che punta a riunire l’area riformista, europeista e moderata, chiamando a raccolta amministratori civici ed esponenti provenienti da diverse esperienze politiche.
L’obiettivo dichiarato è costruire un’alternativa al tradizionale schema del centrosinistra. In pratica, un cantiere politico dove si prova a mettere insieme riformisti, moderati e civici senza trasformare il tutto in una riunione di condominio permanente.
Tra le ipotesi più accreditate per il futuro politico dell’eurodeputata c’è un possibile approdo in Azione. Se l’operazione dovesse concretizzarsi, il partito di Carlo Calenda potrebbe rafforzare il proprio profilo in Campania grazie al peso politico e istituzionale di Picierno e al suo radicamento nel territorio casertano.
Sul tavolo resta anche la prospettiva di costruire un’area centrista più ampia, capace di mettere in rete forze civiche, riformiste e moderate. Un progetto che potrebbe coinvolgere diverse realtà politiche e amministrative, con l’ambizione di creare un nuovo soggetto in grado di dialogare sia con il centrosinistra sia con altre forze dell’area moderata.
A rendere ancora più movimentato lo scenario c’è la nuova legge elettorale, ancora oggetto del confronto parlamentare. Il sistema con cui si voterà sarà decisivo per definire alleanze, coalizioni e composizione delle liste. Insomma, prima di distribuire le poltrone, bisogna capire quanti posti ci saranno a tavola.
L’uscita di Pina Picierno dal Partito Democratico rappresenta quindi molto più di una scelta personale. È un passaggio destinato a incidere sugli equilibri del centrosinistra e del centro riformista, con la Campania che si conferma uno dei territori chiave nei nuovi assetti della politica italiana.
PER PINA, LA PAROLA MAGICA È “RIFORMISMO”: TRA SIRENE CENTRISTE, REDUCI DEL CAMPO LARGO E DANTESCHE TURBOLENZE
Pina Picierno ripete più volte la parola “riformismo”. E non sembra una scelta casuale. In politica le parole non sono semplici etichette: sono bandiere, calamite, talvolta persino parole d’ordine. E “riformismo” è una di quelle formule che promettono moderazione, europeismo e pragmatismo senza dover passare dal confessionale delle correnti.
La vicepresidente del Parlamento europeo, lasciando il Partito Democratico e lanciando il progetto “Spazio Pubblico”, punta evidentemente sulla forza seduttiva di quel termine. Una parola che, nel lessico politico italiano, continua a evocare l’idea di un centro riformista capace di parlare sia ai moderati sia agli elettori delusi dal tradizionale schema del centrosinistra.
Il problema, per i protagonisti del Campo Largo, è capire chi resterà a bordo e chi deciderà di cercare una nuova rotta. È difficile prevedere quale sarà la reazione di Matteo Renzi e di quella pattuglia di esponenti della sinistra moderata ancora presenti nell’alleanza con Pd e Movimento 5 Stelle.
Il progetto renziano di costruire una “Casa Riformista” all’interno del Campo Largo sembra infatti attraversare una fase di crescente difficoltà. L’idea di un’area autonoma e riformista rischia di scontrarsi con il peso politico sempre più rilevante dell’asse PD–M5S, lasciando ai centristi il dubbio se restare nella coalizione o cercare spazi alternativi.
Secondo questa lettura, una scelta coerente con la dignità politica e con una visione strategica più autonoma dovrebbe portare a una decisione netta. Ma in politica le sirene non mancano mai: richiami culturali, promesse di equilibrio e, soprattutto, la prospettiva di candidature considerate sicure tra Camera e Senato possono rendere il quadro più complesso.
Il rischio, osservato in chiave critica, è che un progetto nato con ambizioni riformiste finisca per essere percepito come una semplice somma di ambizioni personali. In quel caso, la nobiltà dell’idea politica si scioglierebbe nel più classico dei calcoli elettorali.
Da qui il richiamo dantesco al Canto VI del Purgatorio, evocato per descrivere la condizione del riformismo nel Campo Largo:
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!»
Nella lettura proposta, i versi di Dante vengono applicati metaforicamente al destino di un’area politica che cerca ancora una guida e una direzione condivisa. Una citazione forte, certamente polemica, ma utilizzata per sottolineare la percezione di smarrimento e frammentazione nel mondo riformista legato al centrosinistra.
In definitiva, il “riformismo” evocato da Pina Picierno diventa il terreno su cui si misureranno le prossime mosse del centro riformista italiano: parola chiave per alcuni, parola d’ordine per altri, possibile linea di frattura per chi dovrà decidere se restare nel Campo Largo o cercare una nuova casa politica.
E se il possibile approdo in Azione dovesse diventare realtà, gli effetti potrebbero farsi sentire anche all’interno del partito di Calenda, soprattutto in vista delle prossime elezioni parlamentari: più peso politico, più visibilità, ma anche più riflessioni su candidature e spazi riservati ai dirigenti già presenti nell’organizzazione. In politica, come nei grandi traslochi, quando arriva un nome di peso bisogna sempre rivedere la disposizione dei mobili.
Per tenere a mente:https://www.dagospia.com/politica/assistente-parlamentare-pina-picierno-eurodeputata-pd-i-perquisiti-435537














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