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AIROLA BRUCIA, LA NUBE NERA ARRIVA IN VALLE DI SUESSOLA: MA COSA STIAMO RESPIRANDO?

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CAPANNONE PIENO DI RIFIUTI PLASTICI IN FIAMME. FINESTRE CHIUSE, STOP ALLE ATTIVITÀ ALL’APERTO E MONITORAGGI ARPAC PER DIOSSINE, FURANI E PCB. L’EMERGENZA È SCATTATA. ORA SERVONO RISPOSTE: COSA C’ERA NEL CAPANNONE E QUALI CONTROLLI ERANO STATI EFFETTUATI?

AIROLA – Prima le fiamme. Poi la gigantesca nube nera che si alza sulla zona industriale e viene spinta dal vento verso la Valle di Suessola.

Nel pomeriggio di oggi 31 agosto un vasto incendio ha interessato un capannone di Airola nel quale, secondo le prime informazioni, erano depositati rifiuti di materiale plastico.

L’incendio è stato domato, ma l’emergenza ambientale non si esaurisce con lo spegnimento delle fiamme.

A Santa Maria a Vico e San Felice a Cancello i sindaci hanno adottato misure precauzionali: finestre chiuse, limitazione degli spostamenti, sospensione delle attività all’aperto e particolare attenzione per bambini, anziani e soggetti fragili.

A San Felice a Cancello sono state inoltre previste misure per asili nido e strutture private per l’infanzia.

Una domanda, però, resta sospesa nell’aria insieme al fumo:

CHE COSA STIAMO RESPIRANDO?

La risposta dovrà arrivare dai dati.

L’Arpac ha avviato il monitoraggio ambientale con campionamenti per verificare la presenza di diossine, furani e PCB diossina-simili, oltre ad altri inquinanti atmosferici. È inoltre al vaglio l’impiego di un laboratorio mobile.

La Regione Campania ha fatto sapere che attenderà gli esiti delle analisi prima di definire il quadro degli eventuali effetti sulla qualità dell’aria.

Ed è giusto.

Niente allarmismi, dunque.

Ma nemmeno rassicurazioni senza numeri.

ORA SERVONO I DATI

I cittadini della Valle di Suessola hanno diritto di sapere:

  • quali sostanze sono state rilevate;
  • in quali concentrazioni;
  • dove sono stati effettuati i campionamenti;
  • quando saranno disponibili i risultati;
  • quali eventuali provvedimenti verranno adottati sulla base delle analisi.

Perché quando un incendio coinvolge materiale plastico e costringe due Comuni a raccomandare ai cittadini di chiudere porte e finestre, la trasparenza non è un optional.

E POI C’È LA DOMANDA PIÙ SCOMODA

Al di là dell’emergenza sanitaria e ambientale, c’è un’altra questione che dovrà essere chiarita dagli organi competenti.

Che cosa era stoccato nel capannone?

Con quali autorizzazioni?

In quali quantità?

Qual era la destinazione dell’area?

Quali controlli erano stati effettuati sull’attività e sul deposito dei materiali?

E soprattutto:

I RIFIUTI PRESENTI ERANO REGOLARMENTE AUTORIZZATI E STOCCATI SECONDO LE NORME?

Sono domande, non accuse.

Le eventuali responsabilità dovranno essere accertate attraverso le indagini.

Ma proprio per questo sarebbe opportuno che, oltre a stabilire l’origine dell’incendio, venisse ricostruita anche la storia amministrativa del capannone e dell’attività che vi operava.

NON ASPETTARE IL PROSSIMO INCENDIO

Il problema non è soltanto ciò che è accaduto ieri.

È ciò che accadrà domani se prevenzione e controlli continueranno a partire soltanto dopo un’emergenza.

Un territorio industriale dovrebbe essere sottoposto a controlli preventivi, aggiornati e verificabili.

Autorizzazioni.

Stoccaggi.

Quantità di materiali.

Sistemi antincendio.

Prescrizioni ambientali.

Controlli effettuati.

Tutto deve essere tracciabile.

Perché la prevenzione costa.

Ma molto meno di un’emergenza ambientale.

AI SINDACI E ALLA REGIONE: ORA TRASPARENZA

Le ordinanze precauzionali erano necessarie.

Adesso serve il secondo passo: rendere pubblici gli esiti del monitoraggio non appena disponibili e spiegarli ai cittadini con chiarezza.

Non servono comunicati pieni di formule burocratiche.

Servono dati comprensibili e indicazioni precise.

La popolazione non chiede panico.

Chiede di sapere se può stare tranquilla.

IL FUMO SI DISPERDE. LE RESPONSABILITÀ, SE CI SONO, NO.

La nube nera prima o poi scomparirà dal cielo.

Ma resteranno da chiarire l’origine dell’incendio, la natura dei materiali presenti, la regolarità dello stoccaggio e soprattutto gli eventuali effetti sulla qualità dell’aria.

Se tutto sarà risultato conforme, tanto meglio.

Se emergeranno criticità, dovranno essere individuate e affrontate.

Una cosa, però, dovrebbe essere ormai chiara:

NON PUÒ ESSERE IL FUMO A RICORDARCI OGNI VOLTA CHE È IL MOMENTO DI CONTROLLARE.

La vera prevenzione comincia prima che divampino le fiamme.

 
   
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